Due tra i temibilissimi albanesi arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Treviso risiedevano a San Giustino, nei pressi di Città di Castello. Si tratta di Tojalli Edison e Tojalli Elton. L’organizzazione sgominata dai carabinieri di Treviso usava le armi per intimidire i clienti tossicodipendenti che non pagavano i loro debiti o per costringere le donne a prostituirsi.
I reati Oltre alle due persone arrestate a San Giustino, sono finite in manette altre sei perone. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico di armi clandestine e da guerra, di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, nonché del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione di più giovani donne romene, tra il Veneto e l’Umbria, negli anni 2010 e 2011. Alcuni di essi devono rispondere anche della falsificazione di documenti d’identificazione che gli consentivano di soggiornare in Italia e di gravi estorsioni con l’utilizzo di armi ai danni dei giovani acquirenti dello stupefacente per mancati pagamenti della droga.
Le armi A loro disposizione, i carabinieri hanno trovato una pistola mitragliatrice israeliana “UZI”, comprensiva di 2 caricatori e 27 colpi del medesimo calibro, una pistola Beretta cal. 6,35 con matricola abrasa, comprensiva di caricatore 7 colpi del medesimo calibro, un caricatore per fucile mitragliatore modello a “banana” completo di munizionamento e un cospicuo quantitativo di cocaina purissima.
L’azione punitiva L’attività investigativa, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Treviso Antonio Fojadelli e dal sostituto procuratore Govanni Valmassoi, ha avuto origine da un grave atto intimidatorio commesso la notte del 10 aprile 2011, nei confronti di una famiglia residente a Mogliano Veneto (TV), contro la cui abitazione sono stati sparati numerosi colpi di armi da fuoco. Nella circostanza, il commando aveva utilizzato più armi, avendo rinvenuto sul posto bossoli di vario calibro. Si è trattato di una spedizione punitiva maturata nell’ambiente della prostituzione. Le indagini hanno permesso di ricostruire i fatti e di accertare che un componente di quella famiglia aveva importunato una giovane prostituta romena sfruttata e protetta dall’organizzazione criminale.
La prostituzione Il sodalizio gestiva la prostituzione di numerose giovani donne romene, principalmente lungo il “Terraglio”, tra le province di Treviso e Venezia. Durante le indagini si è appurato che, la scorsa estate, una delle prostitute romene era stata condotta in Albania per interrompere una gravidanza avviata in conseguenza dell’attività di prostituzione. Dalle indagini, è emerso che il gruppo si avvaleva altresì di un italiano di Zero Branco (TV), per accompagnare le giovani in strada a prostituirsi e poi ricondurle presso le rispettive dimore.
Migliaia di dosi di cocaina Il traffico dello stupefacente, principalmente cocaina, è stato quantificato in un migliaio di dosi cedute ai giovani tossicodipendenti, poi minacciati di morte con le armi in caso di ritardati pagamenti delle stesse. Uno dei giovani, in preda alla disperazione, ha coinvolto il padre nella spirale dei debiti, costringendolo a versare ingenti somme di denaro all’organizzazione per evitare gravi conseguenze. Un ulteriore componente dell’organizzazione, destinatario di analogo provvedimento restrittivo, si è reso irreperibile. E’ ricercato anche all’estero.

