di Mau.Troc
E’ un andirivieni continuo la sua attività di spaccio di cocaina.
I fatti Consumatori giornalieri che ritornano sotto quella palazzina una volta al giorno per acquistare la dose che basta per la giornata. Così lui, lo spacciatore, mette in piedi un sistema di spaccio da consumare in poco tempo, quello che serve per scendere le scale dell’appartamento.
La ricostruzione Una passata di mano e via, il gioco è fatto. Ma prima la telefonatina solita. Tante telefonate ogni giorno, per tanti clienti ogni giorno. Così i poliziotti della ‘Criminalità diffusa’ stanano lo spacciatore Alì Hidoussi, di 37 anni. Si appostano vicino al perimetro dello spaccio, in via Martiri del Lager – zona rossa per il traffico al dettaglio di droga, tra Settevalli e la stazione Fontivegge, dove si ripetono anche episodi di scontri tra bande dello spaccio, come è accaduto appena ieri – è studiano la strategia del pusher.
Il blitz Scatta il piano: i consumatori una volta salutato lo spacciatore si allontanano e vengono bloccati dai pliziotti senza dare nell’occhio. Uno, due e così via. Il quadro lo tracceranno loro e presto sarà chiaro agli agenti che dietro quella porta di quel comune appartamento c’è un traffico di droga che, se stanato, può aprire piste che portano a livelli più alti. Scatta il blitz: il pusher scende ancora una volta, ma questa è quella che lo farà finire in trappola. Non resta che salire in casa dove i poliziotti troveranno 20 grammi in dosi di cocaina e 4 mila euro, come provento di affari. Ma quello che più interessa è la rete di telefonate da cui sono stati recuperati i contatti degli acquirenti che stanno parlando con chi indaga, collaborando a ricostruire la rete di questo traffico. Mentre lui, lo spacciatore tunisino, è stato assicurato alle guardie carcerarie di Capanne, altri potrebbero raggiungerlo nel giro di poco tempo.


