di Fra. Mar.
Le avevano lacerato il colon durante una colonscopia. Lei aveva denunciato l’ospedale di Città di Castello e la compagnia assicurativa del nosocomio l’aveva risarcita con 45mila euro poco dopo. Adesso, quella somma la Corte dei Conti la chiede al dottore che svolse l’esame.
L’accusa Secondo il procuratore regionale presso la Corte dei Conti dell’Umbria, Antonio Giuseppone, il dottore, «come evidenziato in due diverse relazioni: quella della Asl e quella dell’assicurazione, sarebbe responsabile di una colpa grave. Di un errore non giustificabile», avvenuto «per di più» durante un semplice esame diagnostico e non invece durante uno terapeutico ( come potrebbe essere un intervento) in cui rischi sono maggiori.
La difesa Ma l’avvocato Gambuli ha sostenuto una tesi completamente diversa: la paziente era andata da quel dottore perché aveva «assoluta urgenza di sapere perché avesse sangue nelle feci». Per cui, secondo la difesa, in questo senso l’esame era «dirimente». Inoltre «la paziente, affetta da diverticolite molto pronunciata, era consapevole delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare». Compresa quella poi accaduta. «Tanto è vero – è ancora il legale – che l’esame, che normalmente dura circa 30 minuti, durò solo 7 minuti, per i gravi problemi immediatamente riscontrati dal dottore, che in ogni caso individuò subito il polipo che oi le venne asportato». Quanto poi all’insufflazione dell’aria, l’avvocato ha sostenuto che «il dottore non ha completo controllo dell’aria» e che nella lunga carriera del dottore «solo in due casi – compreso quello in esame – su ventimila ci sono stati delle complicanze». La Corte si è riservata la decisione.
