di Barbara Maccari

L’attività d’indagine del commissariato tifernate, in collaborazione con la mobile di Perugia, ha portato a nuovi sviluppi dell’operazione Saudade, aprendo un filone dedicato allo spaccio di hashish. A finire nei guai due romani di 32 e 36 anni titolari di una pescheria. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori la droga partiva da Roma, arrivava a Città di Castello e poi veniva portata a Trieste.

Prima parte operazione Nel maggio scorso la polizia tifernate ha portato a termine l’operazione ‘saudade’, che ha visto l’arresto di due fratelli tifernati. I due importavano dal Brasile, tramite lo sfruttamento di corrieri e da almeno il 2007, cocaina in ingenti quantità. Ulteriori indagini hanno permesso di appurare l’esistenza di un secondo filone di spaccio, stavolta quello di hashish, in collaborazione con due soggetti residenti nella Capitale.

Linguaggio Dopo mesi di indagini i poliziotti hanno ricostruito tutti i movimenti dei due fratelli, scoprendo il legame con altri due soggetti romani titolari di una pescheria. I quattro, il cui rapporto è nato in Brasile, avevano ideato un linguaggio criptico per riferirsi alla droga: «Mi serve il pesce fresco, oggi ho pesce di prima qualità». Il giro d’affari stimato dagli agenti è di circa 80/100 chili di hashish, per un provento stimato in 60 mila euro.

Modus operandi La droga partiva da Roma in direzione Città di Castello, qui una parte veniva destinata al mercato locale, il resto veniva portata a Trieste (paese di provenienza di uno dei familiari dei fratelli tifernati). Ogni viaggio, che partiva ogni tre mesi, consentiva di trasportare dagli 8 ai 10 chili di hashish. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire una decina di viaggi tra i quattro soggetti: molte volte i romani andavano in trasferta a Città di Castello, o si incontravano a metà strada. Di far arrivare la droga nel triestino se ne occupavano poi esclusivamente i due fratelli con l’aiuto di ‘collaboratori’.

Ulteriori indagini Durante le perquisizioni effettuate dagli agenti nella pescheria sono emersi pc, tablet, smartphone e 16 mila euro, provento dell’attività illecita, in quelle triestine 50 grammi di hashish ed un bilancino di precisione. I due romani sono stati arrestati e portati nel carcere di Regina Coeli, mentre i due triestini sono solo indagati. «L’attività non finisce qui – ha dichiarato il vice questore aggiunto Marco Tangorra – aspettiamo ulteriori riscontri dalle indagini che ci permetteranno di capire chi ha fornito questo ingente quantitativo di droga dal Brasile».

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