di Mar.Ros. e Ma.Gi.Pen.
Travolto da un’ennesima inchiesta Stefano Bandecchi. Stavolta nel mirino della Procura di Terni l’appalto dei lavori per la messa in sicurezza della strada Bagnorese che la Provincia di Terni ha affidato a due ditte ritenute legate a Roberto Biagioli, ormai ex patron dell’Orvietana. Quell’appalto – ipotizzano gli inquirenti – sarebbe illecito, proprio in relazione alla cessione della squadra dilettantistica all’imprenditore livornese fondatore di Unicusano; la stessa operazione che poi ha consentito di dare vita alla “Nuova Ternana” che ora rischia di naufragare.
Dalla mattinata di giovedì fino alle 16 circa, la Guardia di finanza ha dato esecuzione a perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto. Corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente i reati ipotizzati. Tre le persone coinvolte, oltre a Roberto Biagioli, ex patron dell’Orvietana, e al presidente della Provincia e sindaco di Terni Stefano Bandecchi, anche un tecnico dell’ente di Palazzo Bazzani.
«È un altro sgarro delle istituzioni», ha commentato il presidente della Provincia Bandecchi. E sulla Nuova Ternana: «Può darsi che vi mando tutti a f*. Può darsi che la Ternana ricomincia dalla promozione o proprio dalla prima categoria».
I fatti per i quali procede la Procura ternana riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale 12 Bagnorese, interessata da un movimento franoso in località Macereto/Velette. Focus, per la precisione, su due affidamenti diretti ad altrettante società ritenute riconducibili all’imprenditore orvietano. «In data odierna – si legge in una nota di giovedì mattina del Procuratore capo Antonio Laronga – su delega della Procura della Repubblica di Terni, oltre 40 finanzieri del locale Comando Provinciale della Guardia di Finanza, con il supporto tecnico di personale del Servizio Centrale Investigazione criminalità organizzata di Roma, stanno dando esecuzione, tra Terni, Orvieto e Roma, a un decreto di perquisizione personale, locale e informatica emesso dal Pubblico Ministero nei confronti di tre persone (due pubblici ufficiali e un imprenditore) indiziate dei reati di corruzione propria (artt. 319 e 321 c.p.) e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353 bis c.p.)».
Sul quadro accusatorio Bandecchi non lesina critiche e anzi polemizza con la sua solita veemenza, andando a leggere uno stralcio del decreto. Nessun tentennamento, solo ira e parole forti. È il Bandecchi di sempre quello che esce a parlare con la stampa dopo lunghe ore di perquisizioni estese anche alla sua abitazione personale a Roma oltre che agli uffici di Comune e Provincia di Terni: «Per me si può andare avanti -dice sgomberando il campo da ipptesi dimissioni o stop ai lavori -. In Procura ci sono i malati di mente. Potrei mandare a f. la Ternana, per me può ripartire anche dalla prima categoria. Sono sereno ma incazzato. Ho subito l’ennesimo sopruso da parte della Magistratura».
Sulla strada Bagnorese le forze politiche di opposizione avevano chiesto già delucidazioni direttamente al Governo. Le perquisizioni sono state compiute presso i domicili privati delle persone sottoposte alle indagini, negli uffici della Provincia di Terni, nonché presso le sedi legali e amministrative delle imprese affidatarie dei lavori pubblici e l’Orvietana calcio. Il tutto, al fine di verificare la fondatezza o meno dell’ipotesi accusatoria per la quale si procede, secondo la quale l’affidamento dei lavori pubblici in favore delle imprese aggiudicatarie sarebbe avvenuta in attuazione di un ‘pactum sceleris’.
In Provincia giovedì mattina anche il vicepresidente Francesco Maria Ferranti che ha dichiarato: «Ritengo sia giusto che l’autorità giudiziaria svolga tutti gli approfondimenti necessari. Allo stesso tempo, sono convinto della correttezza delle procedure amministrative adottate». Ferranti sottolinea anche che «Biagioli lavora per la Provincia da oltre vent’anni» e che »non si tratta della prima occasione in cui la sua azienda ottiene incarichi dall’ente». Infine dice: «Va anche precisato che l’appalto finito sotto la lente degli investigatori risale a circa due mesi prima dell’acquisizione e della successiva fusione tra le due società».
