di M. C.

Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Questa la decisione del collegio dei giudici del tribunale di Terni che nel pomeriggio di martedì hanno pronunciato la sentenza di primo grado in merito al processo aperto per la compravendita del Castello di San Girolamo di Narni. Al termine della Camera di consiglio i sei imputati sono stati tutti assolti con formula piena. La vicenda risale al 2013, all’epoca dei fatti la procura contestava agli imputati i reati di associazione a delinquere finalizzata a turbativa d’asta, truffa e falso. Al termine del procedimento l’unica accusa rimasta in piedi era quella di truffa, poi decaduta dopo la sentenza di primo grado. Tra le persone coinvolte l’allora vescovo della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, Vincenzo Paglia, la cui posizione era stata già precedentemente archiviata.

Le reazioni Alla lettura del dispositivo hanno assistito anche gli avvocati difensori Luca Maori, Manlio Morcella, Elisa Esposito, Alessandro Ricci, Federico Olivo e Anna D’Alessandro. La sentenza di assoluzione riguarda i sei imputati rimasti a processo, ossia l’ex direttore dell’ufficio tecnico della diocesi Luca Galletti, l’ex economo della diocesi Paolo Zappelli, il notaio Gian Luca Pasqualini, il dirigente del Comune di Narni Antonio Zitti, l’ex sindaco di Narni, Stefano Bigaroni e la dirigente del Comune di Narni, Alessia Almadori. «La sentenza di assoluzione per il mio assistito – spiega a Umbria24 l’avvocato Morcella, legale di Galletti –  porta a naturale soddisfazione, anche se da un punto di vista tecnico era ampiamente prevedibile. E più prevedibile per l’autorevolezza del collegio e di chi lo presiedeva. Al di là di ciò, la sentenza assolutoria, credo sia molto rilevante per riaccreditare la figura dell’ex vescovo Paglia, posto che all’archiviazione di costui avvenute nella fase delle indagini preliminari, fa ora seguito la assoluzione di Galletti, il suo uomo preposto al comparto immobiliare della diocesi. E’ nota a riguardo la campagna stampa di natura scandalistica risalente all’inizio del 2013, quando monsignor Paglia lasciò la diocesi di Terni per incarichi vaticani. Allora venne insinuato che la diocesi versasse in stato fallimentare e che i debiti avessero avuto nomi e cognomi dei responsabili che li avevano causati. Allora scattò anche una inchiesta interna ecclesiastica, da cui emerse che durante il dicasrtero Paglia, la diocesi avesse visto implementare i propri debiti da circa 8-9 milioni a 20-21 milioni. Ma nessuno tenne a precisare che a fronte cdi questo aggravio finanziario il patrimonio immobiliare e artistico della medesima diocesi era passato da 15 milioni circa ad oltre 60 milioni circa. Per questo la situazione patrimoniale letta organicamente, comprensiva cioè del fato finanziario e del dato patrimoniale, lasciava emergere una plus valenza superiore a 35 milioni. Questi numeri non hanno bisogno di ulteriori commenti ma servono a riaccreditare la dignità anche etica di monsignor Paglia e dei suoi più stretti collaboratori, tra gli altri compreso il giovane Galletti».      

San Girolamo Il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti: «Ho sempre avuto due certezze che mi hanno accompagnato fino all’epilogo, per me naturale, della vicenda del castello di San Girolamo. La certezza della bontà, della correttezza istituzionale, dell’unico interesse per il bene della comunità del sindaco Stefano Bigaroni, dell’architetto Antonio Zitti , della dott.ssa Alessia Almadori e dell’arch. Alessandra Trionfetti. E l’assoluta certezza che il percorso del giudizio determina sempre la realtà dei fatti, restituendo l’immagine propria della correttezza dell’attività dell’amministrazione. Sono contento che la comunità narnese la veda confermata e sono umanamente, prima che istituzionalmente, felice che questo lungo periodo di sofferenza si sia chiuso nel migliore dei modi per la stima che nutro nei confronti di persone che hanno sempre mostrato profondo attaccamento e spirito di servizio nei confronti dell’amministrazione e della comunità narnese».