di Iv. Por.
Solo un progetto non andato a buon fine e su cui c’è in atto una causa per il risarcimento all’università da cui sta nascendo una denigrazione verso di me e l’ateneo. La pensa così l’ex rettore e attuale ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, di quanto sta emergendo dall’indagine della procura della Corte dei conti sul caso del presunto danno erariale derivato dalla nascita di una Scuola di cucina italiana nei locali dell’ex Contrappunto di Perugia. Il ministro spiega il suo punto di vista nel corso di un‘intervista realizzata dalla giornalista Elena Ballarani, che andrà in onda su TCNEWS, il Quotidiano di Tef Channel, alle 13,30 e alle 19 cond0tto da Paola Costantini nella prima edizione.
Progetto non andato a buon fine Giannini sottolinea come il suo intervento risponde a «un dovere di tutela non solo della mia immagine e della sostanza del mio operato ma anche quello di un’università importante a cui sono molto legata e spero anche la città di Perugia sia legata». Secondo il ministro, infatti, «quello che si sta cercando di fare è trasformare l’accertamento doveroso, dove c’è una segnalazione, da parte della Corte dei conti su un atto amministrativo che peraltro è del Consiglio di amministrazione dell’università, su un progetto che purtroppo non è andato a buon fine e quindi non ha dato introiti come si sperava all’università: questo è il reale fatto di cui si parla. Poi sarà la Corte dei conti a valutare la correttezza – di cui ho la totale certezza – del cda in tutte le sue fasi. Peraltro c’è una causa nei confronti dell’affittuario inadempiente, che poi è fallito, che è ancora in corso e da cui, con l’avvocatura di Stato, mi auguro che l’università possa essere risarcita».
Denigrazione Al di là dei fatti, secondo Stefania Giannini «ci sono dei commenti sul filo non dico diffamatorio, ma di denigrazione di un ateneo da una parte, dell’operato mio dall’altra e di tutti i miei collaboratori che, francamente, non credo che né io né gli altri meritino, perché l’Università per stranieri ha avuto un lungo periodo di prosperità, sia dal punto di vista quantitativo che per l’immagine nel mondo. Non ho una misura diretta dei fatti di questi giorni – aggiunge – ma per quello che ne so mi pare che l’operato dei miei successori sia altrettanto corretto e ispirato a buoni principi e frutti che verranno».
Messo in mora Scendendo nel particolare, il ministro spiega come quello della Scuola di cucina italiana «è frutto di una collaborazione già esistente tra noi e quel gruppo di ristoratori, che avevano vari locali nell’Umbria e i cui cuochi che lavoravano nella loro scuola venivano da noi a imparare la lingua italiana . L’idea era, in una zona molto degradata della città, in un’immobile di nostra proprietà, di istituire anche un laboratorio che fosse attività loro e anche laboratorio didattico per quei ragazzi che vengono in Italia per questo, unito alla nostra preparazione linguistica. Poi questo signore è fallito, non ci ha pagato l’affitto e noi siamo stati costretti – e l’abbiamo fatto immediatamente – a metterlo in mora e a fare tutto quello che si fa in questi casi».
Mancato introito Giannini spiega, infine, come «non ci sono state spese, solo il mancato introito che certamente non fa mai piacere ma non era calcolato come budget essenziale. Peraltro i nostri bilanci – conclude – sono sempre stati molto trasparenti e molto positivi, penso che lo siano anche ora».
