di Enzo Beretta
Chiuse le indagini sul caso Fentanyl a Perugia. Il procuratore della Repubblica, Raffaele Cantone, accusa del reato di concorso in favoreggiamento tre persone: si tratta della coordinatrice di Borgorete, 54 anni, originaria di Atri (Teramo), un 45enne di Cinquefrondi (Reggio Calabria) «operatore con ruoli di responsabilità direttiva della cooperativa», e un altro operatore, 42enne di Catanzaro, «che aveva anche contatti con gli assuntori di sostanze stupefacenti».
«Allerta Fentanyl» Borgorete è una cooperativa che opera nel settore dei servizi sociali e socio sanitari, fornendo supporto psicologico ai tossicodipendenti e dispositivi sanitari utili a ridurre i rischi legati al consumo di droga. Il fatto che l’inchiesta potesse in qualche modo riguardare Borgorete, per quanto non fossero arrivate conferme, si era potuto immaginare nel corso della conferenza stampa tenuta in questura il 9 ottobre 2024, all’incirca cinque mesi dopo l’allarme Fentanyl a Perugia lanciato con un post su Facebook dall’Unità di Strada Perugia, la quale con doppio punto esclamativo e doppio segnale di pericolo annunciava a caratteri maiuscoli «Allerta: eroina con presenza di Fentanyl». Della presenza dell’oppioide sintetico in alcuni milligrammi di sostanza stupefacente consegnata «spontaneamente» da una tossicodipendente al personale della cooperativa, fino a quel momento non sapeva niente la Procura e neppure la polizia.

Percentuali «matematiche» Fatto sta che per la prima volta in Italia questo pericolosissimo narcotico – cento volte più potente e più tossico della morfina, 50 volte più potente dell’eroina, usato negli ospedali come farmaco nelle terapie del dolore di malati oncologici e come anestetico per operazioni di chirurgia maggiore – viene rilevato in una dose di stupefacente spacciato in strada. Dopo il post del 25 aprile 2024 sui social network (in cui si legge «Analisi del Laboratorio di Medicina Legale, Scienze Forensi e dello Sport di Perugia, mese di marzo 2024, Perugia. Principio attivo: Eroina 50%, codeina 30%, diazepam 15%, fentanyl 5%», percentuali un po’ troppo «matematiche» le avrebbe definite Cantone) il Dipartimento per le politiche antidroga diffonde una allerta nazionale. Per l’Iss è «massima urgenza». Anche perché negli Stati Uniti, il Fentanyl, ha provocato quasi un milione di overdose letali tra la fine degli anni Novanta e il 2022. Il Fentanyl viene cercato dappertutto, nelle strade, nelle piazze di spaccio, nel darkweb, ma non c’è.
FENTANYL: QUANTE STRANEZZE IN QUELLA DOSE
In questura «Sentito il 4 maggio 2024 in qualità di persona informata sui fatti da ufficiali di polizia giudiziaria della squadra mobile di Perugia il 45enne operatore con ruoli di responsabilità direttiva della cooperativa Borgorete – scrive il procuratore nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – dichiarava in accordo e su richiesta» della 54enne «che riveste un ruolo di vertice nella cooperativa, anche falsamente di non conoscere la persona che aveva consegnato lo stupefacente all’operatore» originario di Catanzaro «e di non essere in grado di dare indicazioni per identificarla». Stando alla ricostruzione di Cantone la notizia «che a Perugia era stata ‘spacciata’ una dose di eroina contenente quale sostanza da taglio il fentanyl», era già stata pubblicata «sulla stampa».
La mail Al 45enne viene contestato anche il fatto di aver inviato una mail alla Polizia che «ostacolava le indagini in corso sull’individuazione dell’assuntore e quindi del soggetto che a quest’ultimo aveva ceduto la sostanza stupefacente». Ricostruisce Cantone: il 5 maggio il 45enne reggino «inviava, via mail, all’ispettore della squadra mobile che conduceva le indagini, la scheda che sarebbe stata redatta» dall’altro operatore «al momento della consegna dello stupefacente, documento artefatto e diverso da quello effettivamente redatto da quest’ultimo in quanto risultavano indicate in esso varie circostanze non vere (ad esempio che erano stati effettuati sulla sostanza test colorimetrici mai effettuati) e soprattutto erano omessi alcuni dati significativi riferiti alla persona che aveva consegnato lo stupefacente (età, sesso, titolo di studio), presenti sulla scheda redatta» dal 42enne di Catanzaro. «In tal modo – sostiene l’accusa – ostacolavano le indagini in corso sull’individuazione dell’assuntore e quindi del soggetto che a quest’ultimo aveva ceduto la sostanza stupefacente».
Le indagini Nel secondo capo di imputazione, nel quale viene contestato sempre il concorso nel favoreggiamento, questa volta ai due operatori, si lamenta al 42enne di aver «affermato» in questura, «su istigazione e a seguito di specifica richiesta» da parte del 45enne «che svolgeva nella cooperativa ruoli di maggiore responsabilità, il falso in ordine alla conoscenza della persona che gliel’aveva consegnata e sulle ragioni per le quali gliela aveva consegnata, dichiarando di non conoscere la donna che invece conosceva sia personalmente sia per avere indicato nella scheda da lui redatta al momento della consegna dello stupefacente alcuni dati che la riguardavano (riferiti al sesso, all’età e al titolo di studi)». Elementi che, anche in questo caso, hanno «ostacolato le indagini in corso sull’individuazione dell’assuntore e quindi del soggetto che a quest’ultimo aveva ceduto la sostanza stupefacente». Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, chiedere di farsi interrogare, rilasciare dichiarazioni, depositare investigazioni difensive oppure chiedere al pubblico ministero di compiere ulteriori atti di indagine.
