di Chia.Fa.

Ci hanno provato in tutti i modi ad evitare il ricorso al Tar sul mancato rispetto delle quote rosa in giunta. Ma il sindaco di Cascia, Gino Emili, di approfittare del terzo posto d’assessore ancora vacante per fare entrare una donna nella squadra di governo non ne ha voluto sapere. E il ricorso, rimandato fino all’ultimo giorno utile, alla fine è stato depositato. Fatta salva la nomina di una donna, dunque, saranno i giudici amministrativi dell’Umbria, a pronunciarsi sulla legittimità della giunta al maschile della città di Santa Rita.

Il ricorso Ad appellarsi al Tar è stata Luisa Di Curzio, la candidata sindaco che nelle ultime amministrative ha tentato di spodestare Emili. Al suo fianco i consiglieri del gruppo eletti e pure l’altra candidata Maria Cristina Lalli che però di scranni in aula non ne è riuscita a incassarne neanche uno. Qualche giorni fa, tutti insieme hanno presentato un ricorso che, in sintesi, lamenta la violazione dell’articolo 22 dello Statuto comunale che dispone la «rappresentanza di entrambe i sessi» nel governo della città. Ma anche di tutte le leggi a tutela delle pari opportunità.

Di Curzio: «Statuto chiaro» I giudici amministrativi, insomma, torneranno a pronunciarsi sul rispetto delle quote rosa nelle giunte. Già a fine giugno il Tar aveva dichiarato illegittima la squadra di governo tutta al maschile nominata da Claudio Ricci ad Assisi. Difficile, quindi, immaginare un esito diverso per la città di Santa Rita. Anche perché lo Statuto di Cascia non lascerebbe spazio a dubbi. «Il nostro articolo 22 – spiega Di Curzio – dispone inequivocabilmente la rappresentanza in giunta di entrambe i sessi, a differenza di Assisi dove l’equilibrio di genere tra gli assessori è previsto ‘di norma’,  aprendo a interpretazioni che la giustizia amministrativa ha comunque respinto».

La chance di Emili Come a dire, se per Assisi il ricorso è stato accolto, figurarsi per Cascia dove lo Statuto chiuderebbe tutti i margini. Tuttavia, una soluzione per evitare di arrivare alla pronuncia ci sarebbe. Il sindaco Emili ha nominato solo due dei tre assessori che la legge prevede per i Comuni con meno di 5mila abitanti. Il secondo caso umbro potrebbe, quindi, rientrare nel caso in cui il primo cittadino decidesse di fare accomodare nella squadra di governo una donna.

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