di Francesca Marruco
«Questo ragazzo è venuto da me, mi ha raggiunto dopo due giorni in ospedale, io l’ho abbracciato e mi ha abbracciato anche lui. Mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto pochissime parole, e io gli ho detto, “Manu ma com’è successo?”, e lui, con la testa china, mi ha semplicemente detto, “Stefà so sceso dalla macchina, so scivolato non sapevo do aggrappamme, me so aggrappato al mitra e m’è partito il colpo». Piange Stefania Leonardi mentre, alle telecamere del TG1 racconta della tragica morte del marito Emanuele Lucentini, l’appuntato scelto morto il 16 maggio scorso nel cortile della caserma di Foligno, e per la cui uccisione adesso è stato arrestato il collega Emanuele Armeni con l’accusa di omicidio volontario.
Mi ha detto una bugia La vedova di Emanuele Lucentini non riesce a contenere il dolore mentre parla, e quando la giornalista le chiede se si augura che l’appuntato scelto Emanuele Armeni, detenuto nel carcere di Spoleto dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita mercoledì, dica la verità, lei risponde: « Adesso come adesso metterei in dubbio tutte le sue risposte e quando l’ho guardato negli occhi, con la sua mano nella mia, davanti all’obitorio e straziata dal dolore e gli ho fatto questa domanda, lui mi ha detto una bugia».
La difesa Armeni è stato interrogato mercoledì mattina dal gip D’Auria, a cui il suo avvocato ha presentato istanza di scarcerazione, ribadendo la sua versione dei fatti, e cioè l’accidentalità del gesto. Nessun omicidio volontario dunque, ma un colpo partito per sbaglio dalla M12 mentre stava cadendo, è questa la difesa del carabiniere arrestato mercoledì dalla squadra mobile di Perugia insieme ai carabinieri del Ros di Roma, che sono subentrati ai carabinieri del comando provinciale di Perugia nella conduzione delle indagini, come disposto dalla procura della Repubblica di Spoleto che in un primo momento aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo. Adesso si attende la decisione del gip sull’istanza di scarcerazione.
