di Francesca Marruco
Oltre alle incoerenze relative alla traiettoria di sparo, alla modalità con cui ha detto di essere scivolato perdendo il controllo della M12 da cui è partito un colpo che ha ucciso il suo collega Emanuele Lucentini, l’appuntato scelto Emanuele Armeni, arrestato con l’accusa di omicidio volontario, si è anche vistosamente contraddetto. Il particolare emerge dalle motivazioni che i giudici del tribunale del riesame di Perugia hanno depositato mercoledì per il no alla sua scarcerazione.
La contraddizione E allora, se nel primo interrogatorio davanti al pm di Spoleto Michela Petrini, avvenuto a poche ore dall’omicidio, disse di essersi sporto nell’autoradio «dal lato guida, entravo e prelevavo l’arma per andare a effetturare lo scaricamento». «A questo punto – aveva detto ancora Armeni – nel girarmi in direzione, per andare perché ce l’avevo alle spalle la zona di caricamento e scaricamento dell’arma» continuando poi con la descrizione del presunto colpo partito accidentalmente. Due mesi dopo, in occasione dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Spoleto che ha firmato il suo arresto, aveva parlato di quello che i giudici del Riesame hanno definito un «particolare che rende del tutto incoerente – se fosse vera la sua tesi». E i togati, presidente Marco Verola, a latere Luca Semeraro e Daniele Cenci, lo individuano nell’affermazione che «la prassi era che gli equipaggi tolgono il caricatore e appoggiano “l’M12 sopra al sedile, poi l’equipaggio montante prende il caricatore, tutto e fa il resto”. Se infatti egli doveva disarmare l’arma, come chiestogli da Emanuele Lucentini – si legge nelle motivazioni della sentenza – era sufficiente togliere subito il caricatore, come in genere accadeva. In tal modo – sottolinea il giudice Luca Semeraro – il colpo non sarebbe mai partito».«Dunque – spiega ancora – ancora una volta l’unica spiegazione possibile del perché Emanuele Armeni abbia portato fuori dall’auto l’arma è nella realizzazione della sua volontà omicida».
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Corretta posizione di tiro Neanche questi giudici insomma credono che la mitraglietta M12 possa essersi armata da sola, o involontariamente da Emanuele Lucentini, mentre la tirava fuori dall’apposito alloggio sotto al sedile. Parlando di «scelta consapevole nel cagionare la morte», i giudici sottolineano che «se non fosse stata tenuta una corretta posizione di tiro, impugnando l’arma con due mani ed appoggiata al corpo come da manuale, per la forza d’urto nascente dall’esplosione la traiettoria non sarebbe stata così netta e precisa, ma ne sarebbe nata una impazzita».
In carcere Insomma per i giudici Emanuele Armeni non può tornare in libertà, né gli si possono concedere i benefici di una misura più riduttiva come quella dei domiciliari, perché ritengono concreto il «pericolo di reiterazione di reato» perché Armeni «non solo non ha alcun freno inibitore, ma non ha alcun rispetto per la vita altrui ed è in grado delle azioni più estreme», e anche perché «egli è già stato in grado di sviare le indagini, per altro godendo di un oggettivo aiuto da parte di alcuni militari», e per questo,«è necessario un totale distacco dagli ambienti in cui fino ad ora ha operato».
Movente E’ per questo dunque che Emanuele Armeni resterà in carcere. Resta da capire se il suo legale, come aveva annunciato, farà a questo punto ricorso in Cassazione. Intanto, la procura di Spoleto prosegue con le sue indagini perché sono parecchi gli aspetti che devono ancora essere chiariti, a partire da quello più importante legato al movente. Comunque, i giudici del riesame individuano degli elementi, «dai quali è possibile cercare di trovare la motivazione dell’omicidio». I giudici scrivono che «Armeni disprezzava notevolmente la vittima», e che lo definiva un «pavido, solito fare il forte con i deboli, ma non con i forti». Senza contare dei contrasti di cui ha parlato la moglie della vittima, che ha rilevato «l’eccezionalità» del fatto stesso che Emanuele Lucentini gliene avesse parlato. Ma ancora se siano stati questi i motivi per cui Armeni ha sparato non è stato chiarito. Così come non lo sono molti altri aspetti che necessitano di ulteriori approfondimenti per costruire un quadro completo di quanto accaduto.
