di Fra. Mar.
Resta in carcere Emanuele Armeni, l’appuntato scelto arrestato per l’omicidio del collega Emanuele Lucentini, morto il 16 maggio scorso nel cortile della caserma di Foligno. Lo ha deciso il gip di Spoleto Daniela D’Auria dopo che l’avvocato Marco Zaccaria aveva presentato istanza di scarcerazione. Per il giudice sussistono il pericolo di inquinamento probatorio e quello di reiterazione di reato e quindi ha deciso in questo senso. La difesa di Armeni intanto ha già presentato istanza al tribunale del Riesame di Perugia, per chiedere la scarcerazione del carabiniere che anche in sede di interrogatorio di garanzia ha ribadito la versione dell’evento accidentale.
Difesa Il militare continua infatti a sostenere che il colpo dalla M12 partì per sbaglio quando stava per cadere, dopo aver perso l’equilibrio. La procura della Repubblica di Spoleto invece lo ha fatto arrestare per omicidio volontario aggravato e anzi, aveva chiesto anche la contestazione della premeditazione, esclusa invece dal gip per l’assenza del movente. Al momento infatti, non esiste un movente per il delitto volontario. Non è escluso che nei prossimi giorni Armeni venga interrogato anche dal pm titolare delle indagini.
I legali della vedova Intanto l’avvocato Berellini, che rappresenta la vedova insieme alla collega Maria Antonietta Belluccini, spiega che si aspettavano «che Armeni finalmente decidesse di aiutare i giudici nell’accertamento della verità, invece all’interrogatorio ha continuato a sostenere la tesi dell’accidentalità. Noi – prosegue il legale – ancora non sappiamo perché abbia ucciso Lucentini, seguiamo molte strade,per verificare ogni ipotesi». E su quelle circolate, in maniera più o meno ufficiosa, taglia corto: «la pista dei soldi ( in macchina di Lucentini vennero trovate 2000 euro in contanti, ndr) è subito tramontata: è stato accertato che quei soldi gli sarebbero serviti per acquistare degli attrezzi agricoli per il padre. Quella di una donna è ancora più impossibile: Lucentini era innamoratissimo di sua moglie Stefania e viveva per lei e per il suo lavoro oltre che per lo sport, che amava molto».
Misteri Insomma resta ancora in parte avvolto nel mistero il delitto di quel carabiniere che fin dal primissimo istante ha sollevato più di un dubbio nelle menti di tutti. Il collega ucciso ha subito detto che era stato un incidente, ma da quella mitraglietta, la M12, le possibilità che possa partire un colpo per sbaglio, sono prossime allo zero.
Il colpo per sbaglio Per far si che da una M12 s2 parta un colpo infatti, qualcuno deve aver precedentemente tolto la sicura e armato il mitra. Al contrario, non esiste alcun modo in cui un colpo possa partire per sbaglio perché l’evoluzione del precedente modello, venne studiata proprio per scongiurare questo tipo di incidenti, e quindi le sicure automatiche bloccano tutto quello che non è volontario. In linea del tutto teorica, quindi, solo nel caso di una M12 precedentemente armata, (perfettamente visibile dall’esterno, ndr) potrebbe partire un colpo in maniera non volontaria. Ma come si giustifica un mitra armato sopra il sedile di un’auto dei carabinieri? Le pattuglie li portano ovviamente con loro, ma specialmente in macchina, non sono armati. E ancora, per esplodere il colpo l’arma deve essere perfettamente impugnata perché, anche se armata, non basta premere il grilletto, ma anche una specie di ulteriore sicura situata proprio sotto il grilletto e serve una forza di almeno 5 chili.
Il momento Per il perito della procura, e poi la procura stessa, quell’arma non ha sparato per sbaglio. Amreni voleva uccidere Lucentini. Approfittando del momento irripetibile del rientro in caserma, quando la pattuglia smontante disarma le armi e esplode un colpo in bianco. Quale momento migliore per un colpo partito per sbaglio? Lui nega. Ma la procura promette di andare aventi nelle indagini e chiarire ogni aspetto ancora nebuloso di questa terribile vicenda.
