Il medico legale Sergio Scalise e l'avvocato Berellini

di Francesca Marruco

Ha sentito lo sparo. E immediatamente si è precipitato alla finestra che affaccia sul piazzale della caserma di Foligno. Ha visto Emanuele Armeni, ancora molto vicino al punto della tragedia, che guardava in direzione delle finestre degli uffici del Norm. Al cui interno a quell’ora potevano esserci dei colleghi. Non ha urlato, non ha chiesto aiuto. Dopo aver visto il collega si è incamminato verso la caserma e mentre lo faceva un altro carabiniere lo ha visto «con le mani sulla testa che si trovava in mezzo al piazzale e camminava verso la caserma dicendo ‘o Dio Emanuele’». Un attimo di smarrimento o il lucido disegno di qualcuno che dopo aver commesso un delitto controlla che nessuno lo abbia visto?

La versione di Armeni L’appuntato scelto Emanuele Armeni, in carcere con l’accusa di aver ammazzato volontariamente Lucentini, continua a dire che quella morte è stato un incidente. Lui dice di essersi sporto all’interno dell’autoradio per prendere la M12 del collega e poi, nell’uscire fuori «mi giravo sulla sinistra e prendeva sta storta col piede sinistro», e poi «quando me so girato non lo so come ho fatto.. o nel trattenermi o la tensione per non andà a terra»,«se mi ricordo quando ho preso la storta sono andato leggermente addosso alla macchina di servizio, e poi non so, so riandato all’indietro». «Secondo me, secondo il mio punto di vista quello lì è successo perché io me so sentito andà all’indietro, me so ripreso in qualche modo, ho tirato a me l’M12 e parte sto colpo».

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Inverosimile Questa versione, secondo la procura e ora anche secondo legali e consulenti della vedova Lucentini che lunedì mattina in caserma a Foligno hanno ricreato esattamente le stesse condizioni di quella tragica mattina, è inverosimile. Il perito balistico Martino Farneti, arrivato in caserma insieme al medico legale Sergio Scalise, e agli avvocati Giuseppe Berellini e Maria Antonietta Belluccini, ha provato a replicare l’accaduto con le modalità descritte da Armeni. Ebbene, se il colpo fosse partito davvero in quel modo, non avrebbe trapassato la testa del povero Lucentini con una traiettoria praticamente orizzontale.

Armato da solo? Tutto questo senza considerare l’altra enorme stranezza della M12 già armata. «Io come s’è armato – disse Lucentini all’interrogatorio – non lo so. Se era già armato sto coso, leggermente aperto che ci può stare non lo so». E Armeni a questo punto descrive di come Lucentini non riuscisse a tirare fuori l’arma dal suo alloggiamento sotto il sedile e che «delle volte c’è uno spinotto che fa contatto» impedendo che le armi si ‘stacchino’ dall’alloggiamento. Ma per la procura l’eventualità che la sicura si sia tolta e che la mitraglietta si sia armata per gli «strattonamenti» è «impossibile». Ed effettivamente i ganci che tengono l’arma sotto il sedile agganciano la M12 sulla culatta e sulla canna, certamente non nel punto della sicura manuale, che è un selettore con tre posizioni.

La impugnava per uccidere In ultima analisi Armeni dice di aver preso la mitraglietta «impugnandola con la mano sinistra sotto la canna e con la destra sotto al calcio». Ma questa, per la procura, è un’impugnatura «anomala», perché normalmente l’arma viene impugnata con la mano che fa presa sul castello, e «molto scomoda» per una persona nella posizione in cui Armeni ha detto di essersi trovato in quel frangente. «E comunque – chiosa la procura – per quanto possa aver derogato alle buone regola di prudenza, di certo non avrebbe avuto motivo di afferrarla come se avesse dovuto sparare, a meno che questa non fosse stata, per l’appunto, la sua intenzione».

Nessun soccorso E che questa fosse la sua intenzione, per l’accusa lo dimostra anche il comportamento che Armeni ha tenuto subito dopo la morte del collega.«Subito dopo il colpo non si è avvicinato al corpo di Lucentini». Ha esploso il colpo e poi ha guardato verso le finestre della caserma. Senza chiamare aiuto. Senza urlare. Senza avvicinarsi al collega per soccorrerlo. Senza tenergli la mano in un momento tanto tragico che, stando alla sua versione, si era verificato contro la sua volontà, ma a causa sua.

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