di Chia.Fa.
Uno in carcere e l’altro ai domiciliari con braccialetto elettronico. Queste le misure cautelari emesse dal giudice Francesco Salerno al termine dell’udienza per la convalida dell’arresto dei due giovani di nazionalità albanese, già noti alle forze di polizia, che martedì intorno alle 13 di fronte all’istituto industriale di Foligno hanno aggredito a bastonate un brigadiere quarantenne libero dal servizio e in abiti civili, riconoscendolo come carabiniere.
Carabiniere preso a bastonate In una cella del carcere di Maiano è stato accompagnato il trentenne, risultato anche gravato dalla misura della sorveglianza speciale e accusato, al pari del più giovane, di lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. A difenderli in aula l’avvocato Donatella Panzarola che al giudice e al pubblico ministero Roberta Maio ha spiegato che i due giovani si trovavano casualmente in zona quando si sarebbero accorti, questa la tesi della difesa, che il carabiniere li stava fotografando col cellulare. Da qui l’aggressione in pieno giorno e di fronte a numerose persone, tra cui svariati studenti del Da Vinci, consumatasi a colpi di bastonate alla testa e ai fianchi, oltre al danneggiamento del telefono compiuto prima di scappare.
Inseguimento e convalida arresti Nuovi dettagli emergono, poi, in relazione al fermo dei due giovani, conosciuti nel comprensorio come spacciatori. Entrambi sono stati rapidamente identificati dai carabinieri di Foligno, che hanno subito sentito il racconto del collega e diramato l’ordine di ricerca. A quanto pare gli aggressori si erano allontanati dalla città della Quintana spingendosi verso la periferia di Spoleto, dove sono stati intercettati a bordo di una Fiat Punto dai carabinieri della compagnia locale in zona Beriode. Ne è scaturito un inseguimento prima in auto e poi a piedi tra i campi a cui hanno partecipato anche i militari di Trevi, confluiti in zona per bloccare i due. Nelle operazioni è rimasto ferito anche un carabiniere di Spoleto che ne avrà per sette giorni. La tesi della difesa, comunque, è stata contestata dall’accusa e non ha convinto neanche il giudice Salerno che per il trentenne ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre per il ventenne i domiciliari con braccialetto elettronico.
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