di Francesca Marruco
Dopo il rinvio a giudizio, il numero uno della Figc umbra Luigi Repace, è comparso davanti alla Corte dei Conti dopo che la giustizia contabile lo ha citato, insieme ad un dirigente della giunta regionale Lorenzetti, per un presunto danno erariale di 300mila euro. Si è tenuta mercoledì mattina l’udienza in via Martiri dei Lager. Il giudice relatore ha ripercorso le tappe della questione relativa al campo di calcio di Prepo, sequestrato per qualche mese nel 2011 e al centro di un’indagine penale perchè secondo la procura della Repubblica di Perugia, non sarebbe stato costruito nei tempi previsti e i soldi che la Figc aveva avuto come contributo dalla Regione sarebbero stati usati per altri scopi.
L’accusa In aula, qualche fila dietro i suoi legali Marco Brusco e Francesco Falcinelli, c’era Luigi Repace, che annuiva o scuoteva la testa a seconda di chi parlava in quel momento. In particolare, il procuratore generale Antonio Giuseppone ha sostenuto che «alla data del 27 aprile 2011 il campo da calcio, per cui la Regione aveva già erogato la prima e la seconda tranche, non esisteva». La Regione aveva infatti deliberato la concessione di 300 mila euro per la realizzazione del campo di calcio, da erogare in due tranche. Il procuratore della giustizia contabile anzi cita anche quanto scritto nella richiesta di rinvio a giudizio del pm Giuseppe Petrazzini in cui parlava di un «desolato spiazzo al posto del campo di calcio», che comunque, venne realizzato dopo il dissequestro ed entro i termini fissati dalla Regione, cioè entro la fine del 2011. Ma per il procuratore, «non c’e prova che la successiva realizzazione sia stata pagata con i soldi della Regione. E anzi la perizia del pm sostiene che i soldi vennero usati per altri scopi». E di questo, per l’accusa, è responsabile Repace, e il dirigente Di Mauro, che «avrebbe deviato dal corretto iter procedurale che avrebbe previsto una graduatoria invece che un’assegnazione diretta».
Difesa dirigente Ma l’avvocato Rampini che difende il dirigente della Regione ha puntualizzato che quello del suo assistito fu solo un parere tecnico e che non è vero che concedesse i finanziamenti senza i documenti necessari. E che comunque, anche in caso di malversazione, il dirigente della Regione non poteva saperne nulla.
Difesa Repace Appassionata la difesa di Marco Brusco e Francesco Falcinelli per Repace. I legali hanno in prima battuta chiesto che il procedimento venisse sospeso in attesa dell’esito del processo penale. Entrando poi nel merito della questione ha parlato di «molte inesattezze» nell’atto di citazione e poi ha affermato: «Qui il danno erariale non c’è. L’opera è stata fatta e fatta nei termini nonostante il sequestro di qualche mese del campo». Il legale ha poi richiamato la perizia fatta dal consulentte del pm in cui l’esperto diceva che al momento del suo esame «il sito presentava uno strato di base e un massicciato corrispondente con lo stato di avanzamento dei lavori». Brusco ha poi ricordato il rinvio a giudizio disposto dal gup Alberto Avenoso definendolo «timido», e ricordando il proscioglimento per falso. E anche Falcinelli poi, ha invitato la corte a «seguire la via maestra, percorribile dall’esame attento degli atti». Quanto al fatto che il campo non era realizzato alla data del agosto 2012, come detto dal procuratore, «è sconfessato per tabulas con il verbale di fine lavori depositato a dicembre del 2011». I legali hanno inoltre sollevato il problema della doppia richiesta di danno, sia dalla Corte dei Conti cha dalla Regione, che si è costituita parte civile nel processo penale.
