di Fabio Toni
I tre cacciatori italiani detenuti a Vranje, in Serbia, «sono in buone condizioni di salute e non lamentano problemi né disturbi, al di là del comprensibile disagio psicologico derivante dalla detenzione». A parlare – contattato da Umbria24 – è il dottor Alessandro Neto, Primo segretario dell’ambasciata italiana e Console in Serbia. L’obiettivo è chiudere la vicenda giudiziaria nel più breve tempo possibile e far sì che i tre possano tornare a casa: «E in questo senso – spiega – l’impegno del Consolato è massimo».
La vicenda Lo scorso 13 novembre tre cacciatori italiani diretti in Grecia – i ternani Piero Giacomini (57 anni, veterinario dell’Usl Umbria2), Stefano Colalelli (50, avvocato) e il reatino Lorenzo Angeletti (59, ex comandante della Forestale di Poggio Mirteto) – sono stati fermati dalla polizia serba a Bujanovac, a pochi chilometri dal confine con la Macedonia, durante un’ispezione doganale. Ai tre, accompagnati da una guida serba, sono state contestate violazioni relative alla detenzione di armi e munizioni da caccia, oltre alla mancanza dei documenti previsti – in particolare la carta europea per le armi da fuoco – che i tre possiedono ma di cui erano sprovvisti al momento del controllo.
Il fermo Scontata a quel punto la contestazione di ‘illecita detenzione di armi e relativo munizionamento’ che ha fatto scattare il fermo di polizia, successivamente convalidato nella custodia cautelare che scadrà il prossimo 13 dicembre. L’auspicio, ovviamente, è che l’intera vicenda possa essere definita prima di quel termine.
L’intervento «L’ambasciata italiana a Belgrado e la cancelleria consolare sono state informate immediatamente dell’arresto, attraverso i canali di polizia e quindi diplomatici – spiega il dottor Neto -. A quel punto abbiamo subito preso contatto con la polizia locale e gli uffici giudiziari di Bujanovac che è il centro più importante della Serbia meridionale. Il carcere dove sono detenuti i nostri connazionali si trova invece a Vranje, a 18 chilometri da Bujanovac».
Il primo contatto diretto fra il Consolato e i tre italiani è avvenuto a poche ore dall’arresto: «Come prima cosa – spiega il Console – ci siamo assicurati che stessero bene. Poi abbiamo suggerito di nominare un legale di nostra fiducia, un’avvocatessa di Belgrado che parla perfettamente l’italiano, che si è messa subito a disposizione nonostante i collegamenti poco agevoli con Bujanovac (che dista 400 chilometri dalla capitale, ndR) e nonostante in Serbia sia in corso da settembre un duro sciopero dell’avvocatura. In questo l’ambasciata italiana è intervenuta presso l’ordine degli avvocati per ottenere in tempi record l’autorizzazione all’esercizio della professione».
Famiglie informate Oltre a definire gli aspetti legali della vicenda, l’avvocato si è attivato per far giungere le prime informazioni alle famiglie dei tre cacciatori, in Italia. «La stessa ambasciata – spiega Alessandro Neto – è in contatto costante con i familiari. La scorsa settimana un nostro collaboratore ha visitato la struttura dove i tre sono detenuti, ciascuno in una cella diversa, e li ha trovati in buone condizioni di salute anche se ovviamente provati dalla situazione. In questo senso c’è stato anche un intervento presso la direzione del carcere che ha autorizzato l’acquisto di schede telefoniche attraverso le quali sarà possibile una comunicazione diretta con le famiglie. Lo sviluppo positivo di oggi (lunedì, ndR) è che non serviranno autorizzazioni particolari per poterlo fare, come stabilito dal giudice che ha compreso la situazione».
I documenti Tutto ciò potrebbe rappresentare il preludio alla remissione in libertà e quindi al ritorno a casa: «L’ambasciata italiana – spiega il Console – ha segnalato sia al tribunale che al ministero di giustizia i documenti di cui i tre sono in possesso in Italia, riscontrati anche dalle questure di Terni e Rieti. Due di loro possiedono la carta europea per le armi da fuoco e i documenti sono stati già trasmessi e accolti dal tribunale. Siam in attesa di ricevere gli originali direttamente dall’Italia».
Udienza a breve Nel frattempo i familiari dei tre si sono rivolti anche ad un altro legale di Belgrado, esperto di reati in materia di caccia: «Nei giorni scorsi l’avvocato è stato a Bojanovac per incontrare il procuratore del tribunale. L’obiettivo è ridurre la contestazione iniziale ad una sorta di reato minore che prevede soltanto il pagamento di una sanzione pecuniaria. Tutto ciò in ragione dell’evidente buonafede dei tre cacciatori. Di solito – aggiunge il dottor Neto – tutti questi passaggi comportano fra i due e i tre mesi di tempo, mentre in meno di dieci giorni, grazie all’attenzione dell’ambasciata, dell’ufficio consolare e del ministero degli esteri, siamo riusciti a definire il tutto». A breve dovrebbe essere fissata l’udienza destinata a mettere la parola fine sull’intera vicenda.

andavano a caccia ? cioè ad uccidere quindi restino pure in galera è il loro posto