La manifestazione di oggi in piazza IV Novembre (foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco e Daniele Bovi

Il procuratore di Terni Fausto Cardella quasi vent’anni fa ha fatto arrestare gli assassini di Giovanni Falcone. Oggi, su una barbarie tanto infame come quella di mettere delle bombe all’ingresso di una scuola, si affaccia l’ombra della mafia anche se la matrice del gesto è tutt’altro che chiara: «Il primo pensiero che ho avuto apprendendo dell’attentato alla scuola di Brindisi  – dice – è che si tratta di un fatto abbastanza atipico» .

IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE

Simboli o coincidenze? Il magistrato, pur con tutte le cautele del caso, non essendo ancora chiara alcuna pista su quanto accaduto a Brindisi, accetta di fare ugualmente alcune considerazioni in proposito: «Non sappiamo ancora cosa sia – ha detto a Umbria24 – . Se si dovesse fare una valutazione, istintivamente si potrebbe pensare al fatto che la scuola si chiama Morvillo-Falcone, al previsto passaggio della carovana della legalità e al ventennale della strage di Capaci che ricorre tra pochi giorni. Ma a mente più fredda, appare un fatto atipico».

Luogo e esplosivo atipico Atipico per Cardella, è «prima di tutto la scelta del luogo, che desta perplessità» e «il tipo di esplosivo utilizzato, che potrebbe far pensare più ad una cosa artigianale». «E poi – ha aggiunto Cardella – viene da chiedersi: la mafia a chi lo potrebbe voler lanciare questo avvertimento? E’ escluso che possa essere a quelle povere vittime. E’ chiaro che è una minaccia, una pressione».

Analogie col ’92 L’altro pensiero che il procuratore ha è che «come nel ‘92 c’era una fase politica di transizione, anche in questo momento siamo nella stessa situazione». «Questo paragone – precisa il magistrato – viene istintivo. Ma bisogna adottare tutte le cautele del caso nel parlarne».

Atipici anche allora Cardella ricorda anche che in seguito agli attentati mafiosi di San Giorgio in Velabro e dei Georgofili, «l’obiettivo sembrò atipico». «Quando mai la mafia colpì i monumenti? – si diceva all’epoca -. Poi in parte i pentiti hanno spiegato il perché. Anche qui – conclude Cardella – c’è un obiettivo assolutamente insolito che non permette di azzardare nessuna risposta fin quando le indagini non prenderanno una strada ben precisa. C’è solo tanto orrore provocato dall’episodio».

LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO UMBRO

In centinaia anche a Terni sotto palazzo Spada (foto U24)

Manifestazioni in Umbria Un orrore espresso dalle centinaia di persone che non solo a Perugia, ma anche a Terni e Foligno così come in tantissime città d’Italia, sabato pomeriggio si sono riunite nelle piazze. Nel capoluogo di fronte alla fontana Maggiore si sono fuse due manifestazioni: la prima, partita in mattinata grazie al tam tam su Facebook per dire «Non ci fermerete», e la seconda alla quale hanno partecipato i tantissimi studenti, universitari e non, che sabato alle 15.30 a Lettere hanno discusso del caso di Telejato. Ovvero della piccola tv comunitaria del giornalista Pino Maniàci: da Partinico ogni settimana si confeziona un tg di due ore sull’antimafia che è costato a Maniàci numerose intimidazioni, tanto da costringerlo a vivere sotto scorta. Tra gli studenti in piazza IV Novembre anche l’ex Iena Pif, un palermitano doc particolarmente attivo sul fronte della lotta alla mafia.

In piazza Sotto la fontana Maggiore con il passare dei minuti le due manifestazioni si trasformano in una sorta di Hyde Park Corner dove ognuno prende la parola per dire la sua. Ci sono politici come la presidente della Regione Catiuscia Marini e il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, alcuni segretari dei partiti della sinistra, c’è la Cgil e c’è Libera. C’è chi invita a «stare uniti» e chi invita all’attenzione e alla cautela perché chiarezza sui fatti di Brindisi non ce n’è; c’è chi tira dentro tutto, dalla Bce al Governo Monti fino alla «miiltarizzazione» della città dopo la notte di follia dell’8 maggio. Si chiede più socialità, più cultura, più vita nel centro storico: «La mafia uccide – è scritto in uno degli striscioni – l’indifferenza pure». «Dobbiamo vivere ogni giorno – dice invece Pif – come se avessero ucciso una ragazza». Un richiamo a non far sì che con gli anni si dimentichi e tutto cada nei riti stanchi e nell’oblio.

Maniàci: vi mancano gli anticorpi Tutto incentrato sul riprendersi il territorio è stato invece l’intervento di Maniàci: «Mi emoziona – ha detto – vedere la piazza piena di giovani e di studenti, significa che ci siete e che sentite quanto questi fatti di sangue siano gravi per il Paese». La sferzata alla città arriva dopo, quando il giornalista di Telejato dice che «qui le mafie le avete tutte: vivete blindati con polizia e carabinieri grazie a queste guerre per bande tra mafie del Nord o dell’Est. Qui vengono a riciclare soldi i cinesi e i russi. Ciò che vi manca sono gli anticorpi: non sapete riconoscere chi è il vostro barista e quando ve ne accorgerete sarà troppo tardi perché si saranno già presi il territorio». Ecco perché «serve uscire: riappropriatevi delle vostre piazze cercando di capirne i problemi. Bisogna tornare a essere partigiani perché c’è un’Italia distrutta: ritorniamo a scendere in piazza e a manifetare il dissenso. Solo così ritroverete i vostri Calamandrei».

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