di Chia.Fa.
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È pronto a dare battaglia sia per difendersi dalle accuse mossegli dalla procura, sia per riprendersi la Spoleto credito e servizi, controllante della Banca popolare di Spoleto commissariata a febbraio. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Manlio Morcella e Federico Tedeschini, e davanti a un centinaio tra dipendenti, soci e amici, Giovannino Antonini ha annunciato la controffensiva: «Adesso scendo in campo davvero, sono sempre stato in prima linea e al mio fianco dovrebbero esserci tutti quelli che tengono a questa banca e al futuro del territorio».
La controffensiva di Antonini E parte dai numeri: «Quando sono arrivato Bps aveva 35 sportelli ora ne abbiamo 110 distribuiti in otto regioni, ci accusano di aver incrementato il credito del 22%, ma in questa sala non c’è nessuno che possa andare in banca a chiedere 10 mila euro. Mi accusano di usura – prosegue – quando tutti sanno che ho fatto di tutto per finanziare aziende in difficoltà, evitando di farle ricattare proprio dagli usurai. Combatteremo contro i poteri forti e la banda dei guastatori perché – dice – la Bps non farà la fine delle banche di Perugia».
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Morcella: «Erano prestiti» A respingere le contestazioni, tra le altre associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta, formulate dalla magistratura a carico di Antonini, è stato l’avvocato Manlio Morcella. «Gli assegni circolari versati da Giovannino Antonini – ha spiegato – non rappresentano compensi pagati a tassi usurari per l’intermediazione, ma semplici prestiti che sono stati restituiti come confermano gli assegni di pari importo firmati proprio da Antonini». Che le unghie siano affilate lo conferma anche la denuncia per falso ideologico che Alberto e Giovanni Antonini hanno presentato a carico della guardia di Finanza in relazione a due informative relative al crack della Baronci costruzioni srl.
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Antonini denuncia la guardia di Finanza «Che alcuni lavori pagati alla Baronci non siano stati eseguiti la procura lo evince – ha articolato Morcella – da due informative delle fiamme gialle in cui si legge che molti dei clienti ascoltati, nel cui elenco figurano i miei assistiti, sapevano si trattasse di fatture di comodo, ma gli Antonini non sono mai stati sentiti dalla guardia di finanza». L’avvocato Morcella, poi, ha spiegato che l’aumento delle linee di credito a un’azienda già in dissesto finanziario non configurerebbe una bancarotta fraudolenta, bensì una bancarotta semplice. «Per quanto ci riguarda – conclude – la teorizzazione accusatoria è destinata a implodere, trovo peraltro a dir poco singolare che nell’avviso di conclusioni indagine l’associazione a delinquere sia l’ultima accusa, come se si trattasse di un reato satellite».
Sul fronte amministrativo, con il ricorso contro il commissariamento Scs pendente davanti al Consiglio di Stato, ad articolare ragioni e scenari è l’avvocato Tedeschini: «I giudici hanno ravvisato le nostre ragioni, cosa succederà il 2 ottobre non possiamo saperlo ma posso dire che attraverso confronti e verifiche compiuti con gli aziendalisti non rilevano la violazione dei criteri di sana e prudente gestione». Di più: «I risultati di questi accertamenti ci hanno consegnato un quadro su Bps migliore rispetto ad altri istituti delle stesse dimensioni, ragione per cui configuriamo anche l’eccesso di potere per disparità di trattamento».
