di Enzo Beretta
Sono sette i medici indagati dalla Procura della Repubblica di Perugia nell’inchiesta sulla morte di Vincenzo Bosco. Quattro anestesisti (di cui due specializzandi) e tre otorinolaringoiatri (uno specializzando). Le ipotesi di reato contestate dal pubblico ministero Franco Bettini riguardano per tutti l’omicidio colposo e la responsabilità colposa in ambito sanitario. Spunta anche un falso.
Gli atti giudiziari Si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che i medici hanno «cagionato il decesso di Vincenzo Bosco, morto a seguito dell’induzione di anestesia in sala operatoria, nelle fasi preliminari all’esecuzione di operazione chirurgica al setto nasale, a causa di grave insufficienza respiratoria acuta secondaria a polmonite, favorita dalla presenza di corpo estraneo in polmone, rappresentato da un ago da insulina, insufficienza respiratoria indotta dalla somministrazione dell’anestesia, con condotte colpose omissive autonome, negligenti ed imprudenti». Rispetto all’iniziale iscrizione nel registro degli indagati ci sono alcune differenze: non si leggono più i nomi di due infermieri, ai rimanenti quattro indagati si aggiungono un otorino e due anestesisti.
Le contestazioni Le accuse della Procura sono precise: secondo la ricostruzione non è stata fatta una radiografia del torace «in soggetto affetto da problematiche respiratorie», «esame che avrebbe evidenziato la reazione infiammatoria polmonare prodotta dalla presenza del corpo estraneo (l’ago, appunto, ndr) e che avrebbe pertanto sconsigliato l’esecuzione dell’operazione» dell’aprile 2022. Inoltre un’otorinolaringoiatra ha «deciso l’ingresso in sala operatoria del paziente senza attendere un congruo termine tra l’intervenuta positivizzazione al Covid-19 e l’esecuzione dell’operazione chirurgica». C’è poi la collega che avrebbe «omesso la comunicazione ai medici di sala operatoria dell’infezione da coronavirus» e ci sono due anestesiste che «in sede di esecuzione dell’operazione chirurgica, omettendo la corretta valutazione della complessiva cartella clinica e delle condizioni in atto, omettevano l’esecuzione di un preventivo – rispetto all’induzione dell’anestesia – esame radiografico del torace in soggetto affetto da problematiche respiratorie».
L’anestesia «Omissioni – prosegue l’atto – che complessivamente determinavano l’ingresso in sala operatoria del paziente, l’induzione dell’anestesia in sala operatoria da parte delle anestesiste e il conseguente decesso di Bosco».
Il falso Un’otorino è accusata di «aver formato un atto ideologicamente faso, in specifico il modulo di informazioni preoperatorie, da inserire nella cartella sanitaria del paziente, nel quale indicava che le informazioni venivano fornite dal collega in realtà non presente al momento della redazione del modulo, unitamente allo specializzando in otorino, sottoscrivendo con una sigla il modulo indicato».
Le difese Gli indagati sono difesi dagli avvocati Maria Bruna Pesci, Giancarlo Viti, Giovanni Spina, Federica Pala, Ermes Farinazzo e Delfo Berretti.
