di Francesca Marruco
Niente terrorismo. O organizzazione che favoriva l’immigrazione clandestina. Dietro la strana storia del dipendente del Comune di Bevagna ai domiciliari perché ritenuto responsabile di aver fabbricato carte d’identità false, ci sarebbe una storia personale. Una figura femminile che avrebbe coinvolto il 42enne in questa storia che rischia di costargli molto cara.
In silenzio Attualmente ai domiciliari, si è avvalso della facoltà di non rispondere venerdì mattina davanti al gip di Spoleto. L’uomo, assistito dall’avvocato Pietro Magrini, farà inoltre subito richiesta di revoca della misura cautelare al tribunale del Riesame. L’avvocato ha spiegato che l’uomo è sposato con una donna «gravemente malata che risiede a Perugia» e, anche per questo, andrebbe liberato. Insomma, secondo l’avvocato che non ha voluto ulteriormente commentare la misura cautelare, il suo assistito «sarebbe stato coinvolto in un ingranaggio più grande di lui in cui neanche si sarebbe reso conto di quanto stava facendo». I poliziotti della Digos di Perugia guidati da Pierandrea Taurelli, lo ritengono responsabile di aver falsificato cinque carte d’identità. Due delle quali trovate a Londra addosso a due magrebini.
A Londra con la 104 I carabinieri di Foligno intanto avevano riscontrato che l’uomo – che gode dei permessi legati alla legge 104 – si era recato a Londra in almeno tre occasioni durante quelle assenze giustificate – e retribuite – dal lavoro. Per cui, non solo andava all’estero quando invece sarebbe dovuto restare a casa ad accudire il padre invalido come dichiarava, ma sarebbe finito in qualche questione strana di documenti falsi.
I magrebini Il tutto infatti è nato perché due carte d’identità trovate indosso a due magrebini a Londra hanno insospettito la polizia. Gli agenti italiani della direzione centrale polizia di prevenzione, in cui l’attuale capo della Digos di Perugia ha prestato servizio per un decennio, hanno quindi appurato che erano state falsificate nel Comune di Bevagna, ma nessuno le aveva cercate perché era copie di due documenti esistenti e intestati ai reali titolari.
Lui L’uomo che andava a Londra ha anche lavorato all’ufficio anagrafe e al sistema informatico del Comune e, insieme ad altri riscontri elencati nell’ordnanza di custodia cautelare tra cui il ritrovamento dei timbri a casa sua, hanno costituito il quadro accusatorio. Che però, almeno fino adesso, era rimasto ancora vago sul perché e sul come un impiegato di un piccolo comune di provincia potesse essere venuto in contatto con dei magreini irregolari che hanno voluto documenti falsi. Ebbene la spiegazione sembra meno allarmista di quanto non si potesse ipotizzare visti i controrni della vicenda.
