La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Una battaglia di perizie con al centro un presunto danno erariale da quasi un milione di euro, per la precisione 990.286 euro. Mercoledì di fronte alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria, presieduta da Salvatore Nicolella (consiglieri Pasquale Fava e Stefano Siragusa) è stato discusso il caso che riguarda i rappresentanti legali di una serie di società (la Iride srl, Demetra spa, Geosounding srl, Synthexis srl e Reselab srl), ovvero Masoud Nejadmasoum, Luciano Blois, Susanna Ferrai, Cristiano, Emanuele, Margherita e Niccolò Blois, negli ultimi tre casi eredi di Gabriella Monti, rappresentante legale della Iride nel frattempo deceduta. A difenderli gli avvocati Priscilla Squeo, Francesco Crisi, Amedeo Centrone, Mario Rampini e Federica Pasero.

L’accusa Al centro di tutto alcune ricerche scientifiche fatte dalle società per le quali, secondo la ricostruzione del procuratore della Corte Antonio Giuseppone, che ha chiesto la condanna al risarcimento, è stato sfruttato il meccanismo del credito di imposta per un totale di 990 mila euro. Il problema, stando all’accusa, sta nel fatto che un consulente del pm (l’indagine si basa in larghissima parte su un’informativa della guardia di finanza) «è arrivato alla conclusione – ha detto Giuseppone – che la ricerca manchi di originalità, mentre ampi stralci sono stati ripresi da scritti precedenti». Ecco perché Giuseppone sostiene che ci sia un danno erariale: «Il credito d’imposta – ha spiegato – è stato utilizzato per quelle ricerche, quindi il danno c’è» e i soldi vanno restituiti all’Agenzia delle entrate. Per il procuratore poi l’iscrizione di alcuni brevetti non prova che siano il frutto di quelle ricerche. «Quanto all’indebito arricchimento degli eredi – ha detto – non è vero che non ve ne sia prova. I fatti dicono tutt’altro».

La difesa Ma è proprio la mancanza di prove la leva su cui ha fatto presa nel suo lungo intervento Crisi (le difese hanno anche chiesto la sospensione del giudizio in attesa dell’esito del processo in sede penale, che si risolverà probabilmente con la prescrizione): «Non capisco – ha spiegato – quale sia la prova alla base della richiesta di risarcimento, anche perché l’informativa delle fiamme gialle non è una prova». Sul tavolo la difesa ha messo le opinioni di altri periti, i quali sottolineano che «ci sono stralci da Internet, ma anche che la ricerca è attinente. Se ci sono perizie come quella del professor Lorusso che smentiscono le altre, per caso queste valgono meno di quelle della Procura? Qui si rischia una condanna di 990 mila euro senza che ci sia un vero contraddittorio. Come si forma la prova?».

Sospensione Niente da fare per Crisi anche riguardo al presunto occultamento doloso «di qualcosa che non sei in grado di dirmi se esiste». Anche secondo Rampini, che difende gli eredi di Monti, «l’onere della prova non è stato fornito. Abbiamo perizie contrapposte e bisogna andare a vedere come stanno le cose, ma o lo facciamo qui convocando testimoni ed esperti oppure sospendiamo tutto e andiamo avanti col processo penale. Ci sono molti indizi da una parte e dall’altra ma il sistema probatorio è tutto da formare». La Corte deciderà a breve.

Twitter @DanieleBovi

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