di Chiara Fabrizi

Sono 12 i giovani, metà dei quali minorenni, denunciati per la rissa che si è verificata dentro e fuori una discoteca di Bastia Umbra, il Country Cafè. I fatti risalgono al 30 agosto scorso, ma hanno richiesto approfondite indagini per individuare tutti i giovani coinvolti nella rissa in discoteca, che è già stata chiusa nei giorni scorsi, quando il questore di Perugia ha provveduto alla revoca della licenza anche alla luce delle tre sospensioni dell’attività, disposte nel 2021 e nel 2024 che non hanno permesso di archiviare i disordini. Sempre qui la notte tra il 14 e il 15 agosto 2020, proprio durante una rissa, è morto il 24enne spoletino Filippo Limini.

Nel locale e pure all’esterno i due gruppi di ragazzi, che hanno un’età compresa tra 16 e 27 anni, se le sono date di santa ragione per cause che restano al vaglio dei carabinieri di Bastia Umbra. Certo è che nella rissa in discoteca sono rimasti feriti almeno tre giovani, tra cui un minorenne, che hanno poi raggiunto autonomamente il Pronto soccorso dell’ospedale di Assisi, per le cure del caso. In base a quanto riferimento dal comando provinciale dell’Arma, i tre feriti hanno riportato prognosi comprese tra 7 e 30 giorni, a conferma della violenza dell’episodio. I ragazzi che sono stati presi in cura dal personale medico hanno infatti riportato fratture alla ossa nasali, contusioni ed escoriazioni.

Sul posto quella notte sono intervenuti gli stessi militari dopo la segnalazione arrivata dal 112 per una colluttazione in strada, ma poco dopo i carabinieri sono dovuti entrare anche all’interno della discoteca di Bastia Umbra, dove pure era salita la tensione e si stava registrando una situazione di potenziale pericolo anche per chi nulla aveva a che fare con la rissa. Ai 12 giovani, tra cui sei ragazzi di 16 e 17 anni, che sono stati denunciati alla Procura per i minori, mentre gli altri alla Procura di Perugia, i carabinieri sono arrivati sia acquisendo una serie di informazioni testimoniali, che vagliando le immagini di videosorveglianza sia pubbliche che private. Le registrazioni hanno infatti restituito fotogrammi fondamentali per riuscire a dare un nome ai volti dei violenti ripresi.

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