scontri ( foto generica)

di Fra. Mar.

«Il mio assistito ha parlato tre ore con il giudice per le indagini preliminari Lidia Brutti. Nel lungo interrogatorio, durato fino alle 12,30, ha spiegato tutta la situazione che è quella delineata anche in ordinanza, spiegando ancora meglio che non c’è la certezza che il sasso da lui lanciato sia quello che effettivamente ha colpito Antonelli».

In carcere Al termine di un lungo interrogatorio di venerdì mattina a parlare è l’avvocato Luca Maori, che insieme a Delfo Berretti difende il 31enne di Bastia Umbra arrestato con l’accusa di tentato omicidio per il ferimento del  tifoso del Foligno Massimiliano Antonelli, avvenuto il sei aprile scorso al termine della partita Foligno Bastia Umbra. Il 43enne ferito rischiò di morire e ancora non è del tutto guarito visto che continua ad avere dei problemi nell’esprimersi.

Dispiaciuto «Lui è molto più che dispiaciuto per quanto successo – dice ancora l’avvocato Maori -, ma Antonelli potrebbe anche essere stato colpito da una spranga». Il legale ha poi annunciato di aver richiesto la revoca della misura cautelare in carcere e di aver sollecitato una misura meno afflittiva. La decisione del giudice, che ha firmato l’ordinanza in carcere per lui, e ai domiciliari per altri quattro, è attesa per lunedì.

L’ordinanza Il gip però, nello specirficare perché Michele Medici dove restare in carcere, ha scritto che «ha realizzato il gesto estremo, in modo del tutto sconsiderato e per nulla imposto, nella sua gratuita ed abnorme sproporzione, da esigenze di autodifesa. E’ pur vero che la tifoseria avversaria, in seguito alle provocazioni dei bastioli, aveva assunto a sua volta un atteggiamento aggressivo, al quale l’Antonelli aveva preso parte, roteando una cinta, ma non sussisteva per il Medici l’esposizione ad un pericolo per l’integrità fisica o la vita di intensità pari a quello connesso al gesto in concreto realizzato».

Personalità violente E’ sempre il gip, che ha emesso l’ordinanza su richiesta del pm Gemma Miliani – che ha coordinato le indagini della Digos della questura di Perugia – a ritenere che «tali elementi fattuali consentono di ritenere che la contesa calcistica, peraltro ormai terminata, e la rivalità con la tifoseria avversaria avessero costituito mera occasione, se non addirittura il pretesto, per dare sfogo a pulsioni violente e gratuite, riconducibili ad una animosità pericolosa e radicata, elementi che denotano personalità violente, incapaci di controllare i propri impulsi, quindi connotate in termini marcatamente negativi, le quali fondano una prognosi di rischio elevato di reiterazione di fatti della medesima specie, nonché di altri gravi delitti con l’uso di mezzi di violenza personale, a frote della quale il dato della formale incensuratezza appare del tutto recessivo e non valorizzabile».

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