di Massimo Colonna

«Non sussiste un grave quadro indiziario a carico dell’uomo nei confronti del quale permangono meri sospetti, ma non elementi di prova suscettibili di comprovarne la responsabilità in relazione alla condotta omicidiaria contestata». E’ uno dei passaggi delle motivazioni formulate dal Tribunale del Riesame di Perugia in merito alla scarcerazione di Roberto Lo Giudice, arrestato per l’omicidio della moglie Barbara Corvi e poi rimesso in libertà dopo 23 giorni. 

La motivazione Il documento di 44 pagine è stato depositato agli atti e dunque rilegge il quadro che era emerso dopo l’iniziativa della procura della Repubblica di Terni che aveva chiesto e ottenuto l’arresto dell’uomo, proprio a seguito della scomparsa della donna. Secondo quanto stabilito dal Riesame, come si legge nelle motivazioni, «non è possibile neppure affermare in termini di certezza che sia avvenuto un delitto e che la donna sia effettivamente deceduta». Inoltre, nel corso delle indagini «sono emersi elementi che consentono di ritenere ancora aperta la possibilità che si sia allontanata volontariamente».

Gli elementi Per il collegio dei giudici del Riesame «non sussiste un grave quadro indiziario a carico dell’uomo», nei confronti del quale «permangono meri sospetti, ma non elementi di prova suscettibili di comprovarne la responsabilità in relazione alla condotta omicidiaria contestata». Barbara Corvi, come noto, scomparve il 27 ottobre del 2009 dalla piccola frazione di Amelia, Montecampano, e il 20 maggio del 2015 il gip di Terni archiviò il procedimento penale rimasto sempre a carico di ignoti. Indagine riaperta l’11 aprile del 2019 dal pm di Terni.  «Le nuove indagini contestualizzabili nel periodo 2019-2021 – è detto nella motivazione dell’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare – si sono avvalse del contributo fornito da tre collaboratori di giustizia reggini, ma il Tribunale del riesame di Perugia reputa non attendibili le dichiarazioni rese dagli stessi».

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