di Ivano Porfiri
Sembra svanito nel nulla, Giovanni Miceli. Ha spento il telefonino per l’ultima volta martedì a Roma, proprio mentre a Spello veniva trovato il corpo di sua moglie Olga Dunina, barbaramente uccisa con diversi colpi in testa. I carabinieri del Reparto operativo di Perugia e della compagnia di Foligno lo cercano senza sosta. Hanno scandagliato le sue conoscenze, a partire dalla prima moglie e dal figlio, che vivono proprio a Roma. Ma chi lo conosce nega di averlo visto o sentito negli ultimi tempi.
Senza auto Il 67enne ha la patente ma a Foligno, dove vive da diversi anni, nessuno l’ha mai visto guidare e non risulta possedere automobili. Quindi è probabile che si stia spostando con mezzi pubblici, cercando di evitare controlli.
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Un passo falso Le autorità stanno considerando l’ipotesi di diffondere la foto dell’uomo, indagato per omicidio volontario della moglie, ma per ora si preferisce aspettare. Aspettare un passo falso, dato che l’uomo non disporrebbe di risorse tali da potersi nascondere a lungo.
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Fuga pianificata? Certo è che gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Mario Formisano, considerano anche l’ipotesi di una fuga pianificata. Così come premeditato sarebbe il delitto: Olga è stata colpita molto probabilmente mentre era sdraiata sul letto (il materasso è intriso di sangue e non indossava biancheria intima), forse mentre dormiva. Il delitto è avvenuto tra domenica notte e lunedì pomeriggio, quando Miceli è uscito per procurarsi lo scatolone in cui avrebbe sigilatto il cadavere: le telecamere lo hanno immortalato mentre prende il cartone fuori da un negozio di articoli sportivi di Foligno.
Il tunisino Dopo aver imballato il cadavere, l’assassino ha contattato un 45enne tunisino che possiede un furgone. In due hanno caricato lo scatolone e lo hanno scaricato lungo via La Pasciana, poco lontano dalla stazione di Spello. Il killer sperava certamente di avere più tempo per fuggire, ma per sua sfortuna il caso ha voluto che fosse trovato già martedì mattina da un passante, proprio mentre lui si dirigeva verso Roma. Il tunisino ha detto agli inquirenti che Miceli gli aveva detto di doversi liberare di rifiuti, alcuni dei quali sporchi dell’urina di anziani per giustificare il cattivo odore. Gli inquirenti sembrano credergli dato che l’uomo è stato indagato a piede libero per concorso in occultamento di cadavere.
Pazienza Resta da assicurare alla giustizia il killer. Gli investigatori sono fiduciosi, l’uomo deve sentirsi braccato, chi sarebbe disposto a dargli protezione sapendo che ha commesso un delitto così efferato? Il mantra che si ripete è: pazienza. Si gioca come il gatto col topo, sembra solo questione di tempo.
