di Fra.Mar.
A Perugia è stato assolto nell’ambito del processo agli anarchici che secondo la procura della Repubblica di Perugia costituivano una cellulare eversiva in procinto di piazzare ganci sulla linea ferroviaria Orte- Ancona. A Genova, insieme ad un altro uomo, ha confessato di essere il responsabile della gambizzazzione dell’ad di Ansaldo Roberto Adinolfi. «Gli unici responsabili di quanto avvenuto a Genova, il 7 maggio 2012, siamo io e Alfredo( Cospito,ndr)». Lo ha scritto Nicola Gai, mercoledì durante il processo in corso a Genova. «Dopo il disastro di Fukushima – ha confessato in aula Gai – quando Alfredo mi ha proposto di aiutarlo nella realizzazione dell’azione contro l’ing. Adinolfi ho accettato senza esitazione».
Le due sentenze Alfredo Cospito a Perugia è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di 270 bis, ovvero associazione terroristica, di matrice anarco insurrezionalista: Cospito, secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Manuela Comodi, che lo ha indagato due volte nell’ambito di due diverse indagini: ‘Shadow’ e ‘Ardire’, ha però tenuto a sottolineare che oltre lui e Gai, nessun altro è responsabile, neanche morale, dell’attentato. Per loro infatti i difensori hanno chiesto l’assoluzione dall’accusa di terrorismo. L’accusa invece ha sollecitato pene di 12 e 10 anni.
Il racconto di Cospito «Decisi di passare all’azione dopo il disastro nuclearea di Fukushima». Ha scritto Alfredo Cospito nello scritto che avrebbe voluto leggere mercoledì durante il suo processo e attraverso cui ha confessato l’attentato ai danni di Roberto Ansaldo. «Io mi chiedo cos’è il terrorismo – scrive – Un colpo sparato, un dolore intenso, una ferita aperta o la minaccia incessante, continua di una morte lenta per cancro che ti divora dentro? Il terrore continuo incessante che una delle sue (di Adinolfi )centrali ci vomiti addosso da un momento all’altro morte e desolazione». Tra le azioni possibili, scrive Cospito «A me venne in mente di colpire il maggiore responsabile di questo scempio in Italia: Roberto Adinolfi». Dunque la pianificazione dell’attentato, «Cinque appostamenti bastarono». Poi la pistola: «la comprai al mercato nero: 300 euro». «La frase urlata mi immobilizzò facendomi perdere preziosi secondi: ‘Bastardi, so chi vi manda’. In quel preciso momento ebbi la certezza di avere colpito nel segno, pienamente cosciente del letamaio in cui avevo messo le mani: interessi milionari, finanza internazionale, la politica, il potere, fango e letame». «In una splendida mattina di maggio ho agito e in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita».
Ho goduto della vita «Per una volta – aggiunge – mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l’ignoto. In un’Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi. Voglio essere molto chiaro: il nucleo Olga Fai Fri siamo solo io e Nicola. Nessun altro – precisa testualmente – ha partecipato, collaborato, progettato tale azione; nessuno era a conoscenza del nostro progetto. Non permettero’ che il mio agire, per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo dell’azione, venga messo in un osceno, assurdo calderone massmediatico e giuridico fatto di ‘eversione dell’ordine democratico’, ‘associazione sovversiva’, ‘banda armata’, ‘terrorismo’; frasi vuote in bocca a giudici e giornalisti». A Perugia si attende la motivazione dell’assoluzione.
