L'ingresso di palazzo dei Priori, sede del Comune (foto Fabrizio Troccoli)

Tra i 90 Comuni italiani, su un totale di 116 attualmente presenti sul territorio nazionale, interessati da «anomali fenomeni di ripetizione contrattuale, ed indici di potenziale violazione del richiamato comma 10 dell’art. 29 del Codice.( cioè, l’individuazione dell’importo stimato dell’appalto e il ricorso ad affidamenti in economia, ndr)» ci sono anche Perugia e Terni. Il dato emerge dall’indagine dell’autorità nazionale anticorruzione che ha preso in considerazione i dati degli ultimi 5 anni nei Comuni capoluogo di provincia.
L’analisi ha evidenziato – si legge nel sito dell’Anac – «non solo la sistematica disapplicazione delle modalità di calcolo del valore presunto dell’appalto previste dall’art. 29 del Codice, ma anche il conseguente utilizzo di procedure di scelta del contraente (affidamenti in economia; affidamenti diretti) che, qualora si fosse rispettato quanto disposto dal citato art. 29, non sarebbero state consentite». I Comuni in sostanza avrebbero aggirato quel divieto di frazionamento artificioso degli appalti per sottoporli alla disciplina delle acquisizioni in economia.

Perugia e Terni In particolare a Perugia sono 10 gli appalti nel mirino dell’Anac e a Terni 7. Su Perugia gli appalti finiti nel mirino riguardano tre servizi di custodia, due per i servizi di pulizia, uno per i servizi di organizzazione di eventi culturali e quattro per i servizi di trasloco. Appalti che complessivamente superano il tetto dei tre milioni e mezzo di euro.
Per il Comune di Terni invece, gli appalti sono sette e nello specifico riguardano due servizi di istruzione prescolastica, tre di servizi con assistenza sociale con alloggio e due di servizio di trasporto di rifiuti per un totale di oltre 3,44 milioni di euro.

Approfondimenti «Sulla base di un’ulteriore estrapolazione – si legge ancora nel sito dell’autorità nazionale anti corruzione -, è, altresì, emerso che10 Comuni (esclusi quelli già interessati da indagini dell’Autorità attualmente in corso) hanno proceduto ad affidamenti diretti o in economia, con identica CPV di dettaglio, reiterati nel corso del medesimo anno o di più anni consecutivi, per importi complessivi superiori al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge». «Le stazioni appaltanti devono, pertanto – sta scritto nella nota stampa -, prestare la massima attenzione nelle corretta definizione del proprio fabbisogno in relazione all’oggetto degli appalti, specialmente nei casi di ripartizione in lotti, contestuali o successivi, o di ripetizione dell’affidamento nel tempo, evitando l’artificioso frazionamento delle commesse pubbliche per non incorrere nella violazione delle suddette disposizioni. L’Autorità – è l’avvertimento – si riserva, altresì, un approfondimento istruttorio  con riferimento ai suddetti  Comuni che hanno mostrato uno scostamento significativo della soglia consentita».

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