Mariano Celi, Pier Luigi Felli e Pietro Petronio

di Massimo Colonna e Chiara Fabrizi
Twitter @tulhaidetto e @chilodice

Sono stati a pranzo tutti insieme prima della rapina a casa Moracci, costata la morte del novantunenne Giulio Moracci. A ospitarli Claudio Lupi, basista ternano di 44 anni, che ha aperto le porte della propria abitazione ai tre malviventi rumeni e pure all’altro basista romano, Gianfranco Strippoli, 60 anni.

I DUE BASISTI ESCONO DALLA CASERMA: VIDEO

Arrestati i basisti dell’omicidio Moracci Dopodiché nel primo pomeriggio Daniel e Gheorghe Buzdugan, zio e nipote, ed Elvis Catalin Epure, rispettivamente di 43, 21 e 20 anni, sono entrati in azione a Gabelletta (Terni), bussando al civico uno di via Andromeda e riuscendo a farsi aprire da Fioranna Fineschi, 91 anni, moglie di Moracci, dopo aver annunciato un telegramma. Una volta dentro, come noto, hanno aggredito la coppia di anziani, entrambi legati, causando la morte per soffocamento di Moracci, immobilizzato a pancia in giù nel letto. L’arresto è stato portato a termine dai militari del reparto operativo dei carabinieri di Terni, diretti dal comandante Mariano Celi e dal nucleo investigativo del comandante Pietro Petronio.

TUTTO SULL’OMICIDIO MORACCI

L’arresto a casa I due basisti sono stati arrestati dai carabinieri nella mattinata di lunedì nelle proprie abitazioni. «Siamo innocenti» avrebbero detto ai militari al momento del fermo. Il ternano ha un matrimonio alle spalle e vive da solo, ha precedenti per reati contro il patrimonio e per spaccio di stupefacenti. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, che hanno portato avanti le indagini con metodi tradizionali, ovvero con appostamenti, tabulati telefonici e testimonianze, il ternano sarebbe stato più di un semplice basista. Sarebbe lui infatti a tenere i rapporti con la banda di rumeni stanziati a Roma. E lui avrebbe fornito loro anche il materiale per legare i due coniugi rapinati. Anche l’altro basista ha precedenti, tanto che giusto un mese fa è uscito dal carcere di Roma. Nel suo ‘curriculum’ anche una rapina. Secondo gli inquirenti è molto amico del ternano.

Il calendario dei colpi I militari del reparto operativo sono in possesso di riscontri che lasciano ipotizzare come la banda, e in particolare i due basisti arrestati, avesse in mente altri colpi. Avevano cioè programmato una sorta di calendario per piazzare rapine o furti. Da effettuare ogni volta con la collaborazione di una banda diversa, probabilmente sempre di stranieri provenienti da Roma. Anche per questo, per evitare nuovi colpi, i carabinieri hanno proceduto all’arresto dei due, i quali nonostante la banda fosse stata arrestata subito dopo il colpo a casa Moracci, stavano continuando a programmare altri furti. Di cui uno in particolare a stretto giro di posta.

Il silenzio dal carcere Intanto martedì mattina, in contemporanea con la conferenza stampa dei carabinieri, i due sono stati ascoltati in carcere dal giudice per le indagini preliminari Simona Tordelli per l’interrogatorio di garanzia, a cui ha preso parte anche l’avvocato difensore di entrambi, Francesco Mattiangeli. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nell’ordinanza di custodia vengono contestati gli stessi reati ascritti alla banda dei rumeni, ossia omicidio, rapina, sequestro di persona, tutti in concorso.  Il pubblico ministero che segue l’indagini è Barbara Mazzullo.

Il sesto uomo I carabinieri però sono convinti che il loro lavoro su questo caso non sia finito: studiano infatti l’ipotesi secondo cui ci sarebbe un sesto uomo ad aver fornito informazioni dirette sulla famiglia Moracci. Il ternano infatti non aveva contatti diretti con loro, e per questo non avrebbe potuto fornire tante dettagli su tenore di vita, abitudini e oggetti in oro tenuti in casa. Forse c’è un sesto uomo, un altro basista.

Il pranzo Intanto emergono nuovi particolari sulla rapina del 28 aprile: quella stessa mattina Lupi avrebbe mostrato la casa da colpire facendo da apripista alla Bmw nera utilizzata dai rumeni. Dopo il sopralluogo, tutti e cinque, compreso il basista romano, avrebbero pranzato a casa Lupi. Al termine del pranzo Lupi avrebbe poi consegnato ai rumeni il materiale per legare le vittime. Poi sarebbe stato il romano a citofonare a casa Moracci per farsi aprire, con lo stratagemma del telegramma. Anche in questo caso i carabinieri stanno valutando l’esistenza di un’altra persona che possa aver aiutato la banda ad aprire il portone della palazzina. E mentre la banda era in casa, i due basisti hanno fatto perdere le loro tracce.

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