di Marco Torricelli
La caccia all’uomo – età compresa fra i 20 e i 30 anni, carnagione chiara e capelli biondi. Al momento dell’incidente indossava dei pantaloni corti e una maglietta chiara – che in sella ad uno scooter rubato, mercoledì ha investito ed ucciso un anziano ternano, Bruno Fogu, di 87 anni, prosegue. Un testimone oculare dell’incidente, Marco Piergentili, racconta i fatti ad Umbria24.
La scena Via Prati, in direzione ponte Allende. Doppia fila di auto ferme al semaforo. «Tra queste c’è quella il cui sono io, insieme a mio figlio alla guida. Mi giro perché vedo un uomo che, come una lepre, parte da dietro la nostra auto, supera le due file ferme e guardando verso il ponte, continua a correre. Mi viene spontaneo guardare verso il semaforo e vedo sopraggiungere lo scooter a velocità andante assai: io, da motociclista, direi almeno 70 chilometri all’ora».
L’investimento «Immagino la collisione certa – racconta Piergentili – anche perché l’anziano non ha mai esitato a correre, come non ho notato frenate dello scooterista, tanto è vero che ho anche detto a mio figlio: ‘Stai a vedere che lo becca in pieno’. Poi, pur non vedendo a causa delle altre auto ferme, il tonfo. Scendo, ovviamente, e vado a soccorrere l’anziano».
L’uomo a terra Quello che Marco Piergentili vede è «lui, riverso a terra rantolante e quasi privo di coscienza, si lamenta. Cerco di non farlo muovere, provo a chiedergli il nome, dove ha dolore…solo rantoli. Poi, poco a poco, sembra riprendersi, mi dice che si chiama Bruno, si lamenta della posizione e del dolore alla gamba. Continuo a dirgli di non muoversi, cerco di tenerlo in posizione, ma alla fine (per non dover comprimere troppo sulla sua spalla) lo lascio girare, urla di più per la gamba, ma anche il resto mi appare drammatico: grosso trauma sulla tempia sinistra, vedo sangue a terra, poi, tra i suoi forti lamenti, noto anche la perdita abbondante di urina».
L’investitore La sua attenzione è sempre rivolta verso quell’uomo a terra, «distolta per pochi secondi solo quando il ragazzo, 26-27 anni, rialza lo scooter ancora in moto, prova a muoverlo, senza salire in sella, ma nel farlo va a sbattere sul fianco di un’auto ferma e quasi ci schiaccia contro mio figlio, che lo evita invece grazie alla sua prontezza e lo ascolta dire alcune parole, con un accento che sembra rumeno. Poi vistosi perduto e con le urla degli altri presenti, si riaccosta al marciapiede e getta letteralmente lo scooter a terra».
I soccorsi Quando sopraggiunge l’ambulanza «passo le mie osservazioni al medico e poi, allibito, esterrefatto, incazzato, ritorno a piedi al mio negozio poco distante, dove trovo mio figlio, con un pollice schiacciato dallo stronzo, che è scappato. Cosa mi rimane? Rabbia, paura, stranimento, perplessità, dubbi. Mi rimangono quei pochi minuti con Bruno, i suoi occhi chiusi dai suoi dolori, i suoi rantoli, il suo sangue, il suo squarcio enorme sul polpaccio, la sua urina di paura o dovuta forse a chissà quale lesione». Ma non solo.
La rabbia Il pensiero di Marco Piergentili torna «continuamente a mercoledì, a me in ginocchio vicino a lui, impotente e incazzato, ma comunque calmo. Lui in quei pochi minuti ha avuto bisogno di uno come me, spero. Ciò che penso sugli stranieri banditi, su chi commette simili bestialità, è che andrebbero giustiziati. Al povero Bruno, perfetto sconosciuto, dico solo ciao».
