di F.M.
Si è procurato una quindicina di tagli agli avambracci con una lametta da barba Antonio Leandri, reo confesso dell’omicidio del padre Olinto. Leandri è rinchiuso nel carcere di Capanne dal 12 gennaio, dopo aver ammesso di aver ucciso e fatto a pezzi il corpo dell’ex legnaiolo di 87 anni. Per ferirsi il parricida ha adoperato un rasoio usa e getta, consentito in carcere, procurandosi ferite non profonde.
Il gesto alle prime luci dell’alba Leandri, che si è detto provato dalla durezza della vita dietro le sbarre, ha tentato di tagliarsi le vene questa mattina alle prime luci dell’alba. Poi, i secondini si sono accorti dell’accaduto e lo hanno fatto medicare in carcere.
La durezza della vita in carcere Stamattina ha anche visto i suoi due avvocati, dapprima Luca Gentili, poi Claudio Lombardi. A Gentili, suo legale già da prima dell’omicidio del padre, Antonio Leandri si è presentato con le braccia ancora sanguinanti, parlandogli della durezza della vita dietro le sbarre e dello sconforto che lo aveva colto all’alba e che lo aveva spinto a fare quel gesto.
Ancora in isolamento Antonio Leandri, in carcere da dieci giorni, non ha ancora di fatto incontrato nessun altro recluso, nonostante la revoca dell’isolamento, né ha visto ancora i familiari o la convivente che dovrebbe fargli visita la prossima settimana. I suoi unici contatti sono stati gli avvocati che anche stamattina erano presenti a Capanne.
Sotto osservazione Dopo il gesto, nonostante le non gravi conseguenze che ha causato al Leandri, ma, considerata l’intenzione che lo ha spinto a prendere la lametta e passarsela quattordici volte sulla pelle delle braccia, viene tenuto sotto stretta osservazione ed è stato privato di ogni oggetto potenzialmente pericoloso.
L’omicidio del padre non c’entra Nessun profondo pentimento dunque alla base del gesto di sabato mattina. Nessun ripensamento rispetto a quanto fatto al padre Olinto ammazzato a martellate in testa, fatto a pezzi e buttato in giro nelle campagne umbre. Almeno non è di questo che ha parlato. La disarmante sincerità con cui si è lamentato per la durezza della vita dietro le sbarre porterebbe anzi a pensare come forse, quel suo essere sempre stato un po’ strano, non nasconda magari un qualche tipo di patologia. Ma questo potrà stabilirlo solo una perizia psichiatrica, che già si profila all’orizzonte.

