Il pacco mandato alla Deutsche Bank

di Francesca Marruco

«Bisogna essere più efficaci, non lesinare con gli esplosivi e non aver paura di rischiare di far male ad una segretaria se l’obiettivo è uccidere il padrone». Lo diceva Archimede, che insieme a Quo e a Paperina( nomi di perosnaggi Disney che si erano dati per restare anonimi), in un incontro – dibattito sul futuro della presunta cellula eversiva.  Un incontro, si legge nell’ordinanza del gip di Perugia Lidia Brutti che ha portato dieci perone in carcere, da cui emergeva la necessità di «far lavorare di pari passo le armi della critica e la critica delle armi». «Solo la radicalizzazione del conflitto può condurre a percorsi di libertà individuale e sociale» dicevano ancora i membri dell’associazione.

Pistole non esplosivo Quo diceva che «è una questione di mezzi. Bisogna usarne di più selettivi, pistole non esplosivo, io parlo per il nostro gruppo, ne abbiamo già discusso, abbiamo deciso di procurarcele e iniziare ad usarle». Paperina invece rispondeva: «mi ero ripromessa di mollare le bombe e usare le pistole. Non per uccidere però. Non perché‚ non mi farebbe piacere uccidere qualche porco, ma per il solito discorso, la repressione si scatenerebbe in maniera indiscriminata».

Ruoli Delle dieci persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, secondo la ricostruzione accusatoria, e secondo il gip, «Pombo Da Silva e Marco Camenisch, detenuti in Germania e in Svizzera, sono gli insurrezionalisti punto di riferimento del nuovo progetto eversivo di cui sono ideatori e propulsori. Fosco è il punto di riferimento degli anarco insurrezionalisti italiani, gestore dei siti e dei blog sui quali transitano tutti i documenti provenienti dalle varie componenti del panorama terroristico internazionale. Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani contribuiscono dal carcere attraverso lo scambio di corrispondenza allo sviluppo del progetto relativo al rilancio delle azioni della Fai»

E’ la guerra, qualsiasi attacco è benvoluto «Non è la briscola e il tresette del bar, è una guerra. – dice Settepani intercettato mentre parla con la sua fidanzata nella sua casa di Perugia – La gente non lo vive così. E’ un gioco, lo vive come un gioco, mettiamo i pantaloncini neri, la felpina nera…poi magari un cappuccetto…e a quel punto siamo fighi!». Ma non è così che secondo Settepani deve andare: «Per me qualsiasi attacco è benvoluto, se tu fai l’attacco…se lo puoi fare puoi prendertela o con un semplice disgraziato bancomat o con il Parlamento, cioè puoi sia dinamitare il Parlamento ma puoi anche, che ne so, sporcare questo (inc)…è sempre un attacco…la cosa più importante per me è che avvenga l’azione diretta!». «Quello che manca in Italia…non c’è non c’è…e quando è il momento giusto…quando lo cogliamo questo c…di attimo di merda…è come i comunisti, aspettare la prospettiva rivoluzionaria! E’ adesso la prospettiva rivoluzionaria! E’ subito! E’ ora! Io voglio persone efficaci nell’immediato».

Hanno cominciato a sparare è stato bello E’ sempre Settepani a raccontare alla fidanzata un episodio avvenuto in Grecia, in cui due anarchici della Cospirazione delle cellule di fuoco avevano avuto uno scontro a fuoco con la polizia. «Hanno tirato fuori le pistole e hanno cominciato a sparare…è stato bello», le dice. «Sti tipi invece di arrendersi e consegnarsi  hanno tirato fuori le pistole e hanno cominciato a sparare…è stato bello perché insomma alla fine è gente giovane. Uno è rimasto ferito, gli sbirri tutte e due feriti…uno di loro è scappato con la macchina degli sbirri e ce l’ha fatta e l’altro è rimasto ferito ed è stato arrestato». «Ma ti rendi conto che grande, che grande, che serietà, che integrità».

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