Il simbolo del Fai/Fri

di Francesca Marruco

«Dobbiamo far vedere che facciamo sul serio, che non ci nascondiamo dietro cervellotici ragionamenti e non abbiamo problemi a passare all’attacco anche a rischio di giocarsi la vita». Era il Natale del 2006 quando in una località che loro chiamano Paperopoli, alcuni anarchici che si riconoscono nelle sigle Fai/ Fri, le stesse di cui fanno parte le dieci persone arrestate dai carabinieri del Ros con l’operazione diretta dalla procura della Repubblica di Perugia, si riunirono e compilarono una sorta di verbale dell’incontro che poi venne inviato ad alcune testate. Uno scritto programmatico. E propagandistico.

4 anni Quel documento, chiamato «4anni» è finito ora negli allegati dell’ordinanza con cui il gip Lidia Brutti, su richiesta del pubblico ministero Manuela Comodi e del procuratore di Perugia Giacomo Fumu, ha spedito in carcere dieci persone, due delle quali già detenute in Svizzera e in Germania. Tutti gli arrestati in Italia sono comparsi davanti ai giudici per l’interrogatorio di garanzia e tutti si sono avvalsi della facoltà di nn rispodenre, scegliendo il silenzio. I loro avvocati hanno chiesto la revoca della misura cautelare in carcere, ma il gip di Perugia non ha ancora deciso per nessuno.

Magistrati sorvegliati Intanto invece il comitato per l’ordine e la sicurezza del capoluogo umbro,  dopo le minacce ai magistrati comparse online nei siti anarchici, ha deciso che verranno sorvegliati dalle forze dell’ordine. Gli attacchi più pesanti sono stati diretti al pubblico ministero Manuela Comodi, definita «belva» e «boia» . «Non ci troviamo di fronte ad un essere umano – si legge in una pagina del sito Anarchas.org- , ma ad una bestia che non si fa scrupolo a rovinare delle giovani vite per episodi di mero antagonismo che in una metropoli non sarebbero nemmeno passate alla cronaca. Bisognerà schiacciare al più presto la testa della vipera».

Il verbale a Paperopoli In quel documento risalente al 2006, mai tanto attuale come adesso che, secondo gli inquirenti i vertici della Fai sono in carcere, «alcuni compagni che fanno parte dei gruppi fondatori della FAI Federazione Anarchica Informale-  si legge nello stesso – , hanno deciso di incontrarsi per approfondire alcune considerazioni emerse all’interno dei gruppi. Tutti assieme hanno scelto di rendere pubblica la loro discussione». E lo fanno con una sorta di verbale in cui a parlar sono Pippo, Paperino, Archimede, Nonna Papera, Qui, Quo e Qua. Nomi di fantasia per non essere riconoscibili, spiegano.

Dovevamo usare la dinamite «Sono passati 4 anni dai pacchi regalo all’Unione Europea e a Prodi – si legge nel documento -. ..e.. .a posteriori.. .sorge il rimpianto di aver avuto troppi scrupoli nel rovinare la giornata a qualche “innocente” segretaria … se al posto del clorato avessimo usato la dinamite».  E’ Paperina a dire: «dobbiamo fare capire che anche quando un’azione fallisce rispetto al suo obbiettivo primario, crea comunque al potere numerosi danni economici e non solo. Ogni volta che ci avviciniamo a loro e gli depositiamo qualcosa  li mettiamo comunque in pericolo e ridicolizziamo l’enorme apparato repressivo e di controllo che vantano di avere, per esempio le due bome a pochi metri dagli uffici dei Ris di Parma non devono essere stati uno scherzo per loro, peccato che la seconda non ha funzionato».

Il pm Manuela Comodi ( foto F. Troccoli)

Non lesinare con gli esplosivi Nonna Papera le fa eco dicendo: «Questo vale anche per un pacco inesploso: costringe gli aguzzini a vivere nella paura o sotto scorta e rende evidente a tutti I’infamità della loro attività». E ancora Archimede che dice: «secondo me il problema e opposto. Dobbiamo far vedere che facciamo sul serio, che non ci nascondiamo dietro cervellotici ragionamenti e non abbiamo problemi a passare all’attacco anche a rischio di giocarsi la vita. Bisogna essere più efficaci, non lesinare con gli esplosivi e non aver paura di rischiare di far male ad una segreteria de I’obbiettivo e uccidere il padrone».

Tornare alle azioni Nelle sei pagine di documento, che gli inquirenti definiscono molto importante per comprendere la galassia anarconsurrezionalista e la loro reale intenzione, Paperina dice ancora: «per il futuro cercherò una progettualità diversificata, per capirci piccoli ordigni incendiari a pioggia sul territorio. pentole piene di benzina e bombolette del gas!». «Qua torniamo alla forza delle azioni –  dice ancora Archiemede -, se al posto della polvere pirica, nel pacco aperto dal carabiniere di S. Fruttuoso ci fosse stata dinamite, le cose sarebbero andate meglio. Rischiare la libertà per le proprie azioni  ti dona una profondità e naturalezza nell’agire politico che un qualsiasi militante della Fai ufficiale o scribacchino si sogna».

In carcere In cella sono finite dieci persone accusate di associazione sovversiva, alcuni di loro indicati anche come ideatori, organizzatori ed esecutori della campagna con i plichi esplosivi dello scorso dicembre inviati  a Roma al direttore di Equitalia Marco Cuccagna, alla Deutsche Bank di Francoforte e all’Ambasciata greca a Parigi. Sempre alla cellula Fai gli inquirenti riconducono anche  gli attentati all’università Bocconi di Milano e al Cie di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia del 2009. Nessuna contestazione formale per ora per  il ferimento dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, il 7 maggio scorso a Genova, ma per i magistrati « la matrice è la stessa». E c’è da scommettere che l’inchiesta di Perugia influenzerà anche quella della procura di Genova.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.