La famiglia di Amanda dopo la sentenza (Foto F.Troccoli)

LE IMMAGINI DELLA CONFERENZA DEI KERCHER

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di Maurizio Troccoli

L’aereo della British Airways con a bordo Amanda Knox e i suoi familiari è decollato dall’aeroporto Leonardo Da Vinci per Londra alle ore 12.05. Dopo 3 ore l’arrivo in Inghilterra per prendere il volo che la conduce nella sua Seattle, insieme ai familiari. Amanda Knox è apparsa molto stanca e provata, e senza un filo di trucco. Amanda, con leggings neri, un cardigan grigio e una maglia scura, ha percorso la distanza che separa gli uffici della polizia giudiziaria e la saletta vip senza sorrisi e trasportando un borsone nero a tracolla.  E’ rimasta nella sala adiacente gli uffici della polizia giudiziaria dell’aeroporto Leonardo Da Vinci fino dalle 10.30. Quindi, protetta da agenti della Polaria, ha raggiunto i genitori nella sala vip ‘Le anfore’, dove è rimasta in attesta di imbarcarsi sul volo della British Airways.

Prima dell’imbarco Alla fine, quando ha imboccato il tunnel di imbarco, ha sorriso a più riprese finalmente felice: per lei, dopo quattro anni, l’incubo era finito. Amanda si è stretta in un abbraccio al funzionario dell’Ambasciata Usa a Roma, che l’aveva accompagnata e assistita durante le pratiche burocratiche in aeroporto, e ha ringraziato il dirigente di Zona della Polizia di frontiera, Antonio Del Greco, che ha «protetto» la sua privacy depistando giornalisti, cameraman e fotografi che fin dall’alba stazionavano davanti alle aerostazioni dello scalo romano. Amanda, dopo le pratiche burocratiche relative al suo passaporto, ha atteso l’ora dell’imbarco nella saletta vip dove ha abbracciato a più riprese i familiari, ha parlato a lungo al telefono cellulare, e si è limitata a bere un succo di frutta e acqua minerale. Quando è uscita dalla saletta, sorvegliata da alcuni agenti, tutti i passeggeri del volo BA 553 si erano già imbarcati. Lei, ormai distesa, non si è neppure protetta quando si è accorta che c’era chi la stava riprendendo con la telecamera. Poi l’imbarco veloce con i familiari: tutti hanno viaggiato in classe turistica.

La lettera All’indomani della sentenza di assoluzione per l’omicidio di Meredith Kercher e a poche ore dalla sua partenza per gli Usa, Amanda Knox ha fatto avere una sua lettera alla Fondazione Italia Usa, i cui dirigenti sono stati costantemente al suo fianco durante in quasi quattro anni di detenzione. Ecco il testo integrale della lettera: «A tenermi la mano e a offrirmi del sostegno e del rispetto attraverso le barriere e le controversie c’erano degli italiani. C’era la Fondazione Italia Usa, e molti che hanno condiviso il mio dolore e che mi hanno aiutato a sopravvivere con speranza. Sono sempre grata della loro premurosa ospitalità e del loro coraggioso impegno. Chi mi ha scritto, chi mi ha difesa, chi mi è stato vicino, chi ha pregato per me. Vi sono sempre grata. Vi voglio bene. Amanda»

Amanda invita Raffaele a Seattle Raffaele Sollecito e i suoi parenti hanno ricevuto dalla famiglia Knox un invito per andare a trovarli a Seattle: lo ha reso noto il padre di Raffaele, Francesco, parlando con i cronisti a Bisceglie. «Non siamo riusciti – ha aggiunto Sollecito – a parlare con Amanda, non l’ha fatto Raffaele neanche per telefono. Dopo la sentenza abbiamo preso strade diverse, ma tramite mia figlia ho saputo che il patrigno di Amanda ci ha invitati a Seattle. Ovviamente – ha concluso – adesso è troppo presto per dire se ci andremo»

Amanda ripresa dalle telecamere di Repubblica.it

Le ultime parole di Amanda in Italia «Amanda mi ha detto che ci teneva molto a ringraziare pubblicamente i tanti italiani che l’hanno sostenuta ed appoggiata in questi anni di ingiusta detenzione e che hanno creduto in lei e nella sua innocenza. Mi ha confermato che in futuro intende tornare nel nostro Paese», ha detto Corrado Maria Daclon, segretario generale della Fondazione Italia Usa, che l’ha accompagnata ieri sera in automobile dal carcere di Perugia a Roma, dove la ragazza americana ha trascorso la notte. «Durante il viaggio da Perugia a Roma – ha aggiunto – Amanda era serena, pur con tutte le forti e contrastanti emozioni che si possono intuire per una persona che vede la libertà per la prima volta, dopo quattro lunghi anni rinchiusa ingiustamente dentro una cella».

«Non prova rancore» «Amanda, nonostante tutto quello che ha subito, nonostante l’accanimento contro di lei fino alle ultime fasi del processo di appello dove si è chiesta una condanna anche in assenza di prove, mi ha detto di non provare rancore», ha riferito il segretario della Fondazione Italia Usa Corrado Maria Daclon, che è stato l’ultimo a salutare la ragazza americana prima della partenza. «Le sue parole – ha detto – sono sempre state quelle di una persona positiva, stanca ma fiduciosa, che guarda solo al suo futuro e ai suoi progetti di vita». «Amanda – ha poi detto Daclon – è incapace di odiare. Solo pochi giorni fa, in carcere, mi aveva confidato di provare dolore per le persone che rispondono all’odio con l’odio perch‚ questo, ha detto, le rende barbare. È certamente molto provata ma anche oggi, come sempre negli ultimi anni, non ha mai nutrito risentimento o animosit…. È una ragazza sempre gentile, sempre disponibile – ha concluso il segretario della Fondazione Italia Usa – con una grande umanità e sensibilità, completamente diversa da come purtroppo è stata spesso descritta».

La notte prima della partenza Dopo la sentenza di assoluzione di ieri sera per l’omicidio di Meredith Kercher, Amanda Knox ha trascorso la notte in «un luogo protetto» non meglio precisato di Roma, insieme ai suoi familiari. La famiglia Knox sta ora programmando il volo di ritorno negli Stati Uniti. La partenza potrebbe avvennire oggi stesso, ma non è esluso che, per motivi organizzativi, slitti a domani.

Raffaele è a casa Raffaele Sollecito è arrivato insieme a suo padre ed era sdraiato sul sedile posteriore, nascosto da una coperta. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti che lo attendevano. Poco prima nella villetta erano entrati alcuni parenti: cugini e zii di Raffaele, che lo hanno aspettato all’interno. Da Raffaele sono andati anche alcuni amici che sono poi usciti dalla villetta intorno alle 6, anche loro senza parlare con i giornalisti. Solo uno zio di Raffaele ha riferito che il ragazzo «è molto, molto provato»

Il papà di Sollecito: «La sentenza ci ha ridato la vita» «La sentenza ci ha restituito la vita». Sono le prime parole che ha detto Francesco Sollecito, il padre di Raffaele, parlando con i cronisti, uscendo dal residence dove si trova la villa in cui si trova il giovane. Francesco Sollecito, che usciva con l’auto, ha fermato la vettura per parlare con i giornalisti. «È come se Raffaele fosse rinato. Oggi è un bellissimo giorno, vogliamo godercelo completamente», ha detto ancora che stava uscendo per andare a comprare del pesce, che Raffaele ha detto di aver voglia di mangiare. «Raffaele è molto frastornato – dice il dottor Sollecito – e sta cercando di recuperare se stesso». «Va in giro – ha raccontato il padre- a toccare le cose come fosse un bambino che ha bisogno di riprendersi le cose della sua vita, che acquisisce elementi dimenticati». Francesco Sollecito ha spiegato ancora che Raffaele ha ricevuto tantissime telefonate dai suoi amici, ha dormito poco, ha preso un caffè, ha mangiato un pò di frutta, vorrebbe uscire ma non vuole affrontare i giornalisti.

Papà Sollecito tende la mano ai familiari Kercher La famiglia Sollecito è sicura che la Corte di Cassazione confermerà la sentenza di assoluzione della Corte d’Assise d’appello di Perugia. Parlando con i giornalisti all’esterno della sua abitazione, a Bisceglie (Bari), Sollecito ha detto «di non voler rispondere alle dichiarazioni del pm Mignini perchè al pubblico ministero – ha aggiunto – risponderà la sentenza che,una volta e per sempre, ci dà ragione. Una sentenza precisa,inoppugnabile,corretta e ineccepibile». Riferendosi alle contestazioni all’esterno del Tribunale di Perugia, Sollecito ha spiegato di «non averle sentite» ed ha invitato «chi la pensa diversamente a leggersi gli atti perchè negli atti è dimostrata l’assenza di Raffaele». Rispondendo ad una domanda dei cronisti sulla possibilità di chiedere un risarcimento allo Stato italiano il padre di Raffaele ha detto che «questo è un discorso da venire. Come abbiamo fatto in questi quattro anni – ha concluso – affronteremo le questioni giorno per giorno». «Spero che quando avranno metabolizzato io potrò avere con i famigliari di Meredith uno scambio perchè devono comprendere l’innocenza di Amanda e Raffaele, che non c’entrano nulla con la morte della povera Meredith». Ha raccontato, parlando con i giornalisti all’esterno della sua villa a Bisceglie, che ieri sera ha provato ad incontrare i famigliari di Meredith Kercher ma si è reso conto che «era troppo presto». «Io ho riavuto mio figlio – ha aggiunto – mentre loro non potranno più riavere Meredith che è stata uccisa in modo orrendo». «A loro – ha concluso – spero di poter dare tutta la mia vicinanza»

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