C’era anche una sorridente Amanda Knox tra le detenute che oggi pomeriggio (14 settembre) hanno ascoltato esibirsi il Quintetto Kandinsky all’interno del Complesso penitenziario femminile Capanne di Perugia, nell’ambito dell’iniziativa “Musica della Speranza” promossa dalla 66a Sagra Musicale Umbra.
Passione per la musica A pochi giorni dall’avvio della fase conclusiva del processo di appello che vede imputata la Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, la studentessa americana ha confermato tutta la sua passione per la musica. Vestendo con un abito azzurro leggero, fuseaux neri e sandali, la Knox ha ascoltato in prima fila con grande attenzione le note del quintetto.
Commozione Tra i presenti, la presidente della Fondazione Perugia Musica Classica, Anna Calabro, ha detto che si è trattato di «una grande emozione». «Sarebbe retorico dire – ha aggiunto – che tutti eravamo commossi, perché questa esperienza nel carcere va vissuta in prima persona. La musica rompe tutti i confini e ha dato la possibilità a queste ragazze di sentirsi libere dalle mura che le circondano. Abbiamo percepito un senso di gratitudine immenso da parte loro. Alla fine, in piedi, tutte hanno cantato affiancandosi alla musica e ballato insieme, coinvolgendoci. La cosa bella è che la musica è stata fatta lì per loro, dal vivo, non riprodotta, con un programma azzeccato che univa la musica “alta” a quella leggera americana. Un Festival come la Sagra Musicale Umbra avverte come un dovere morale questo tipo di impegno, ossia essere di conforto a chi soffre. E’ stata un’esperienza che sicuramente riproporremo con un concerto, ma senza aspettare un anno, bensì il prossimo Natale».
Grande attenzione delle ragazze Anche uno degli artisti del Quintetto Kandinsky, Simone Frondini, ha commentato subito dopo il concerto: «E’ stato un momento molto bello sia per il pubblico che per noi. C’era una grande attenzione da parte delle ragazze, che hanno cantato uno dei bis da noi proposti, la famosissima canzone “Maria”, tratta da “West Side Story” di Bernstein, perché sicuramente si sono sentite molto coinvolte dalla figura di questa ragazza, dai suoi sentimenti. Don Saulo, il cappellano del penitenziario, ha detto che con la nostra musica abbiamo fatto passare ogni male. Non c’è soddisfazione più grande, pensando al luogo dove abbiamo suonato».



