di Iv. Por. e Ma. T.
Un selfie per ribadire l’innocenza propria e quella di Raffaele Sollecito. La foto in bianco e nero con l’espressione triste e un foglio bianco con la scritta in italiano: «Siamo innocenti» è stata postata da Amanda Knox sul suo profilo Twitter alle 2.35 ora di Seattle, 18.35 italiane dell’11 febbraio. La giovane americana si esprime così a dieci giorni dalla sentenza di condanna a 28 anni e 6 mesi di reclusione nell’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher.
La lettera sul blog In un lungo testo di Amanda pubblicato sul sito amandaknox.com e postato sul suo profilo Twitter è scritto: «E’ stato detto che in questa tornata di dichiarazioni e interviste a seguito del verdetto di condanna Raffaele e i suoi avvocati difensori hanno finalmente tradito il loro risentimento e iniziato a mettere distanza tra me e lui legalmente e personalmente. Questo non è vero. In realtà sia il difensore Bongiorno che le ultime dichiarazioni di Raffaele sono indirizzate ad attaccare una debolezza fondamentale nel caso in cui l’impianto accusatorio sia contro Raffaele e me che è stato ignorato per troppo tempo: Raffaele non è uno schiavo».
Raffaele non è uno schiavo «La tesi dell’accusa – prosegue Amanda – si basa sull’idea che il brutale omicidio di Meredith Kercher dipenda da me: che solo io avrei potuto facilitare l’accesso a lei, che soltanto io avrei avuto motivo per istigare la violenza e la coltellata. Per quanto riguarda Raffaele, perché aveva appena incontrato Meredith e non aveva mai incontrato Rudy Guede, l’accusa ha cercato di dipingerlo come una persona comunque predisposta al feticismo sessuale, violenta e assolutamente asservita ad una compagna femmina dominante. Hanno citato la sua abitudine di portare un temperino (che non corrispondeva con le coltellate a Meredith), la sua collezione di fumetti giapponesi (tra cui Sailor Moon), un incidente a scuola quando è stato scoperto durante la visualizzazione di un porno e la presenza di una canzone di Marilyn Manson sul suo computer. Perché lui era presente e mi sosteneva nell’immediatezza della scoperta del delitto e perché i miei compagni ci avevano descritto come “piccioncini” (un concetto lontano dal concetto dominatrice/schiavo) , l’accusa ha assunto e perseguito la teoria della incondizionata devozione/ossessione di Raffaele verso di me».
Non c’è nulla contro di noi Amanda sottolinea che «l’accusa ha sostenuto questa teoria per anni, anche quando, per cominciare, non avevano nulla di concreto contro Raffaele e contro di me. Una traccia inaffidabile del DNA di Raffaele sul reggiseno di Meredith. Una impronta insanguinata parziale su un tappeto da bagno che corrisponde più strettamente con le impronte di Rudy Guede. La testimonianza inaffidabile di un senzatetto, consumatore seriale di eroina che sostiene di aver visto Raffaele e io a piazza Grimana tra le 9 e le 11:30 di sera la notte dell’omicidio. Tutto qui».
Prove inaffidabili e irrilevanti Amanda rivela come «in un recente scambio di email, Raffaele mi ha espresso la sua frustrazione: ‘Non voglio essere punito per, né continuare a giustificare, quelle cose che considero non mi riguardino. Ovviamente l’evidenza dimostra l’innocenza di entrambi, ma sembra che per i giudici e le persone questa oggettività non abbia importanza’. Il punto è che l’accusa è fondata su prove indiziarie inaffidabili e irrilevanti che non hanno nulla a che fare con Raffaele. Per quanto fragile il caso sia contro di me, è illogico e ingiusto che Raffaele debba essere ritenuto legalmente responsabile per questo. Nessun quadro giuridicamente ragionevole è in grado di determinare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio per Raffaele, basato su prove oggettive specificamente legate a lui che l’accusa ha presentato in tribunale».
Paga essere il mio alibi «L’esperienza di Raffaele di sopravvivere all’ingiustizia, documentato con coraggio e onestà nelle sue memorie Honor Bound, è stato allo stesso tempo traumatica e disperata. Parte di quella lotta è stato il fatto di dover venire a patti con il fatto che il suo sistema giudiziario lo ha ignorato come un individuo che è in grado di auto -determinazione a cui deve la presunzione di innocenza fino a prova contraria. Raffaele ha un sacco di ragioni per il risentimento, ma non contro di me. L’unico motivo per cui è stato trascinato in questo – conclude Amanda – è perché gli capita di essere il mio alibi. Lui è un danno collaterale nel capro espiatorio irragionevole, irresponsabile e implacabile della grottesca caricatura dell’accusa che è ‘Foxy Knoxy’».
