di Ivano Porfiri

Una busta bianca con una scritta rossa da cui è fuoriuscita polvere sospetta è stata recapitata alle 12.15 al presidente del consiglio regionale Eros Brega. Immediatamente avviate tutte le procedure per un possibile allarme antrace. Ma i test sui ricoverati sono risultati negativi. Altra busta a casa sua a Terni

Busta sospetta Il plico formato A3, smistato dal servizio di protocollo, è arrivato alla segreteria di Brega mentre il presidente era in riunione. La busta bianca con una scritta rossa senza mittente era indirizzata «personalmente» a Eros Brega. Gli addetti di segreteria del presidente nel maneggiare la busta, che non è stata aperta, hanno rilevato la fuoriuscita di polvere, al che è stata avvertita la polizia.

Le procedure Sul posto si sono portate la Digos di Perugia e i vigili del fuoco con il nucleo Nbcr. Immediatamente sono state attivate le procedure con controlli medici a quanti (sei in totale) sono entrati in contatto con il plico, compreso lo stesso Brega: «Sono stanco e rattristato», si limita a commentare. La busta non è stata aperta e il secondo piano è stato isolato per i controlli dei vigili del fuoco.

Altra busta a casa Un’altra busta simile a quella recapitata in consiglio regionale è stata trovata nella cassetta delle lettere a casa di Brega a Terni dalla madre del presidente del consiglio regionale. Stavolta era indirizzata alla moglie. Quando la donna l’ha portata in casa è caduta polvere bianca. E’ immediatamente scattata la profilassi in ospedale per lei e il marito. Anche questo caso al vaglio della Digos.

Dimessi in sei Le sei persone del primo episodio, cinque donne impiegate della Regione con compiti amministrativi e lo stesso presidente Eros Brega, sono stati ricoverati presso la S.C. di Malattie infettive del S.Maria della Misericordia per accertamenti e la profilassi del caso. I test cui sono stati sottoposti hanno dato esito negativo e hanno lasciato l’ospedale accompagnate dai familiari. Secondo quanto riferisce l’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera, i pazienti sono stati accolti in un’ala della struttura sanitaria, in totale isolamento, monitorati costantemente dal dottor Maurizio Fiorio: è stato lui a monitorare le condizioni dei sei, procedendo alle loro dimissioni dopo la somministrazione della terapia farmacologica preventiva. I sei pazienti dono stati sottoposti a prelievi di saliva ed altri esami ematologici, che verranno esaminati dal centro nazionale di Foggia, parallelamente alla polvere contenuta nella busta. Bonificata alla fine l’area della Clinica di Malattie Infettive che è stata occupata dai sei pazienti per le terapie e i prelievi. A seguire le operazioni di monitoraggio anche il professor Giuseppe Abbritti, che vanta una lunga esperienza in materia di polveri contagiose.

Indagini in corso La Digos della questura di Perugia lavora, intanto, per risalire al mittente del plico. Stretto riserbo sullo scritto contenuto nella busta in attesa che venga definitivamente chiarito che la polvere non era tossica. Gli esiti degli esami di laboratorio giungeranno nel giro di qualche giorno.

Marini: «Solidarietà» «Ho voluto esprimere la mia personale vicinanza e solidarietà al presidente del Consiglio regionale, Eros Brega, ed al personale coinvolto in questo inaccettabile quanto inquietante episodio»: è quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che ha riferito di aver avuto un colloquio telefonico con Brega e ha aggiunto «di attendere gli esiti degli esami della sostanza e gli accertamenti degli inquirenti, nella speranza che non si tratti di niente di nocivo per la salute delle persone coinvolte».

Guasticchi e Giulietti Anche il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi ha espresso la sua solidarietà in un tweet: «Solidarietà al presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria Eros Brega e funzionarie uffici di presidenza regione. Vicinanza a famiglie». Mentre il deputato Pd Giampiero Giulietti afferma che «quanto accaduto a Palazzo Cesaroni deve spingerci a riflettere e ad agire per fermare quel clima di violenza e di disagio che rischia di dilagare».