La metà degli agriturismi, “country house” e “bed & breakfast” visitati si sono rivelati non in regola dal punto di vista amministrativo, fiscale e, in qualche caso, penale. È l’esito dei controlli svolti dal Comando provinciale di Perugia della guardia di finanza nei confronti delle strutture ricettive extralberghiere destinate ad accogliere i grandi flussi turistici della stagione estiva nel territorio umbro. Una percentuale elevata, che ricalca quella registrata a livello nazionale. Le violazioni riscontrate vanno dalla mancata comunicazione ai Comuni dell’inizio dell’attività, fino all’omessa informazione alla questura delle persone alloggiate.
Sconosciute Nove strutture esercitavano l’attività senza aver mai dato formale comunicazione ai Comuni di appartenenza come previsto dalla Legge regionale del 2015, né, tantomeno, aver dichiarato la propria attività al Fisco. Molti degli alloggi oggetto di contestazioni da parte delle Fiamme gialle della provincia perugina erano pubblicizzati attraverso i più noti portali di ricerca turistica. Alcuni di questi sono risultati fare capo a stranieri che, evidentemente, dopo essersi innamorati del territorio, hanno investito nell’acquisto di strutture ricettive poi locate, prevalentemente, a loro connazionali.
Lavoro nero Ma non è tutto: le Fiamme gialle, durante le loro ispezioni, hanno scoperto in 3 strutture ricettive la presenza di 14 lavoratori completamente in “nero”. Per questo motivo, nei confronti di uno degli imprenditori è immediatamente scattata la richiesta ai competenti Uffici del provvedimento di sospensione dell’attività. Ovviamente, ai gestori delle attività ricettive risultate sprovviste delle necessarie autorizzazioni saranno, anche, contestate le violazioni tributarie per aver nascosto al Fisco i proventi delle attività di servizi.
