Due tunisini sono stati arrestati dalla squadra mobile, si tratta di Abidi Montassar e Kalfawi Anis, entrambi clandestini e pluripregiudicati. Il 3 settembre scorso, come noto, il centro storico era stato nuovamente teatro di due fatti di sangue: due magrebini, a breve distanza di tempo uno dall’altro, erano stati accoltellati da connazionali. I due fatti si erano verificati il primo nel pomeriggio in via del Melo, traversa di Corso Garibaldi, dove due giovani tunisini erano stati dapprima minacciati e poi accoltellati, a scopo dimostrativo da un connazionale, uno al volto ed un altro, nel tentativo di parare i colpi, ad una mano.
I fatti di sangue Il secondo, nella tarda serata in Piazza Danti, dove un magrebino, dopo un breve alterco ed una breve colluttazione è stato accoltellato al volto da un altro connazionale. A seguito dei due gravi fatti di sangue, che immediatamente apparivano tra di loro collegati, la seconda sezione della squadra mobile ha avviato una attività investigativa, in cui sono stati subito individuati i responsabili: il Kalfawi era indicato dalle vittime nonché da alcuni testimoni come l’autore dell’accoltellamento di via del Melo, mentre Abidi era segnalato come l’autore dell’aggressione di Piazza Danti.
Il movente Peraltro, la circostanza che fossero stati proprio i due segnalati a rendersi responsabili degli atti, ha anche consentito agli agenti di formulare ipotesi sul movente dei delitti commessi. Infatti, sia Kalfawi che Abidi risultavano essere personaggi di primo piano nello spaccio di piazza e prima dell’arresto, avvenuto nel maggio scorso, si erano distinti per una sorta di predominio esercitato rispettivamente nelle zone di Piazza Grimana e di Porta Pesa. Niente di più probabile quindi, secondo l’ipotesi degli investigatori, che le aggressioni siano maturate proprio perché i due, dopo il periodo passato in carcere, abbiano voluto ribadire il proprio predominio nelle zone di competenza ai connazionali nuovi arrivati, che non avevano riconosciuto la posizione di prevalenza dei due.
Gli elementi a carico di Kalfawi A riscontro delle ipotesi investigative, l’ufficio ha iniziato un’attività di intercettazione che ha dato le conferme sperate. A carico di Kalfawi sono emerse immediatamente prove inconfutabili: un suo connazionale lo ha rimproverato del gesto compiuto («Troppo grave, sarebbero bastati degli schiaffi per risolvere il problema»), e che il gesto avrebbe poi scatenato gli investigatori della squadra mobile; per tutta risposta Kalfawi rispondeva di avere avvertito le vittime «una cinquantina di volte» senza ottenere risultato. Un suo connazionale lo aveva anche più volte consigliato di «non farsi vedere in giro per un bel po’» onde evitare non solo di essere arrestato ma anche di subire possibili e prevedibili vendette. Kalfawi già si era reso responsabile di atti analoghi nel maggio scorso sempre a danno di un connazionale, accoltellato al ventre e ad un braccio e rapinato del cellulare.
Gli elementi a carico di Abidi Contemporaneamente, sono emersi elementi altrettanto chiari e schiaccianti a carico di Abidi. In più di una conversazione infatti Abidi ha fatto chiaro riferimento al fatto di sangue commesso. Lo stesso, inoltre, continuava imperterrito a spacciare nelle consuete zone del centro storico (ha dato continui appuntamenti a clienti abituali), rafforzato evidentemente dall’atto dimostrativo appena commesso nei confronti dei giovani connazionali, tanto da venir colto con in tasca due dosi di eroina e tre di marijuana. Ai suoi clienti aveva detto di voler «finire tutto entro la sera» così sarebbe tornato a casa «scarico». L’aggressione era stata preceduta, qualche sera prima, da una rissa tra magrebini avvenuta sulle scalette del Duomo: contesa scatenata dal lancio di bottiglie che Abidi aveva scagliato verso alcuni connazionali che stazionavano proprio in quel luogo. Il gesto, inizialmente interpretato come atto vandalico, era invece stato il preludio dell’azione di Abidi, responsabile anche del lancio a danno non della facciata del monumento ma dei connazionali tra cui anche quello accoltellato.
I Fermi Visti gli inequivocabili elementi raccolti, anche al fine di evitare nuovi e più gravi fatti di sangue, i poliziotti si sono messi sulle tracce dei due. Abidi, come detto, è stato bloccato e sottoposto a fermo l’8 settembre in via Maestà delle Volte. Allo stesso, oltre alla detenzione di alcuni grammi di eroina e di erba pronti allo spaccio, gli è stata anche contestata la lesione grave inferta con arma da taglio al suo connazionale in Piazza Danti. Kalfawi, invece, è stato bloccato e sottoposto a fermo nei pressi di un centro commerciale di via Settevalli il giorno dopo. Allo stesso, oltre alle ferite al volto ed alla mano inferte a due diversi connazionali in via del Melo, veniva contestato lo spaccio di stupefacenti emerso dalle intercettazioni. I due fermi sono stati convalidati il lunedì dal gip Giangamboni.


