di Vincenzo Diocleziano
Centinaia di persone in piazza a Perugia, si muove anche Terni. Con l’abbordaggio delle prime imbarcazioni della Global sumud flotilla sono numerose le proteste scattate nelle principali città italiane e l’Umbria non fa eccezione.
Inizialmente in piazza IV Novembre si sono contate un centinaio di persone con numerose bandiere della Palestina, ma il numero di persone è sensibilmente aumentato col passare dei minuti e la crescente incertezza intorno alle sorti delle persone a bordo delle barche entrate ormai da qualche ora nella zona a rischio. Personale della Questura poco prima delle 23 ha stimato per Umbria24 la presenza di 800 persone. In piazza IV Novembre è arrivata anche la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e il consiglire regionale Fabrizio Ricci (Avs), quest’ultimo ha preso la parola, ricordando che la «Flotilla è una missione umanitaria» e aggiungendo che «Perugia è con gli occhi e col cuore» con chi è a bordo di quelle barche. Da piazza IV Novembre è stato quindi improvvisato un corteo che sta sfilando in corso Vannucci, mentre a Terni il raduno è in largo Villa Glori.
La Global Sumud Flotilla, composta da decine di imbarcazioni e oltre 500 attivisti provenienti da 44 paesi, è stata intercettata in queste ore dalla marina israeliana a circa settanta miglia nautiche dalla costa di Gaza. L’operazione è in corso e si svolge in un clima di forte tensione: le forze israeliane hanno ordinato alle navi civili di fermarsi e spegnere i motori, mentre poco prima si erano verificati episodi di disturbo alle comunicazioni che hanno interrotto i collegamenti radio e i collegamenti video tra le imbarcazioni. Gli organizzatori parlano di perdita di contatto con alcune unità e hanno dichiarato che una delle navi, la Sirius, è stata costretta a entrare in “alarm mode”, con la marina israeliana a brevissima distanza.
Israele ha giustificato l’intervento con la necessità di far rispettare il blocco navale, definito “legittimo” e imposto per motivi di sicurezza, offrendo come alternativa il trasferimento degli aiuti umanitari attraverso porti e corridoi da esso controllati. Gli organizzatori della missione, al contrario, sostengono che l’azione israeliana costituisca una violazione del diritto internazionale, poiché l’intercettazione avviene in acque internazionali e con mezzi militari contro navi civili.
Tra gli attivisti spicca la presenza di Greta Thunberg. La giovane svedese, che in queste settimane era già stata al centro di polemiche interne alla missione per la sua rimozione dal comitato direttivo, è stata fermata durante il bordo forzato dell’imbarcazione su cui viaggiava, la Alma. Un video diffuso dal ministero degli Esteri israeliano la mostra a bordo di una nave militare, viva e incolume, mentre riceve una bottiglia d’acqua e un impermeabile. Thunberg, insieme agli altri attivisti, è stata trasferita al porto israeliano di Ashdod e risulta al momento “sana e salva”, come confermano le fonti ufficiali israeliane. Israele ha inoltre annunciato che tutti gli attivisti saranno deportati entro poche ore, in un’operazione che – secondo il governo italiano – dovrebbe durare non più di due o tre ore e svolgersi senza uso della forza letale.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La Turchia ha condannato l’intercettazione come “atto di terrorismo di stato” e “grave violazione del diritto internazionale”, chiedendo l’immediato rilascio dei cittadini turchi presenti a bordo. La Svezia, patria di Greta Thunberg e di altri attivisti, ha dichiarato di seguire la vicenda con la massima attenzione e ha chiesto garanzie sulla sicurezza dei propri cittadini. L’Australia ha espresso “profonda preoccupazione” per la sorte dei sei cittadini australiani imbarcati e ha invitato Israele ad attenersi alle norme del diritto internazionale. L’Italia, che fino a pochi giorni fa aveva fornito scorta navale alla flottiglia nel Mediterraneo, ha chiarito che non accompagnerà le navi fino alle acque contese e ha proposto che gli aiuti vengano scaricati a Cipro per poi essere trasferiti via terra a Gaza, al fine di evitare uno scontro diretto. Da altri paesi europei, come la Spagna, sono giunti messaggi di sostegno agli obiettivi umanitari della flottiglia e appelli alla protezione degli attivisti. Il presidente Gustavo Petro ha chiesto l’espulsione di tutta la delegazione diplomatica israeliana dalla Colombia in seguito all’arresto di due cittadini colombiani a bordo della flottiglia Global Sumud. «Se ne va la delegazione diplomatica di Israele dalla Colombia», ha scritto in un post su X. Così scrive il Corriere della Sera: «Possiamo confermare che 4 navi sono state sequestrate e ispezionate, 3 navi rimangono senza alcun contatto (presumibilmente sequestrate e ispezionate), e il resto delle imbarcazioni della Flotta Global Sumud continua con «Mango» alla guida», sottolineano dalla Flotilla sui social. Le navi sequestrate «sembrano attualmente essere quelle che trasportano reporter, giornalisti e attivisti noti».
Intanto, mentre la vicenda navale è sotto gli occhi del mondo, la Striscia di Gaza continua a essere bersaglio di bombardamenti israeliani: dall’alba di oggi almeno sessantacinque persone hanno perso la vita, tra cui diversi civili. Questo quadro alimenta ulteriormente la tensione politica e diplomatica intorno alla flottiglia, che da settimane era stata annunciata come una sfida diretta al blocco israeliano e ora si trova al centro di una crisi internazionale.
