Le mani di Alessandro Ridolfi, contaminato nella galleria dei veleni

di Maurizio Troccoli, Marco Torricelli e Fabio Toni

«Sono venuto qui perché la gente sappia. Nonostante il mio rischio è altissimo. Questa sera potrei avere la febbre a 40, piaghe dappertutto, sanguinamenti e sofferenze atroci per il semplice fatto di essere stato a contatto con troppe persone e troppe cose». E’ Alessandro Ridolfi, noto alle cronache per essersi contaminato sotto la galleria dei veleni, a Terni. E’ la galleria Tescino, scavata sotto la discarica dell’acciaieria Tk-Ast, dove scorre una pioggia acida o chimica che, se ti sfiora, può condannarti ad una vita di sofferenze, rinunce, se non «persino a un tumore».

LA VIDEOINTERVISTA – LA GALLERY

La pioggia chimica Alessandro Ridolfi sarebbe una vittima di questa pioggia chimica. Un giorno mentre lavorava in quel luogo è entrato in contatto con questo liquido, il percolato che verrebbe giù dalla discarica delle acciaierie e, da quel momento, è stato un calvario. Piaghe, ulcere ovunque sul corpo, vomito, sanguinamenti continui. Non c’è che da ritirarsi dal mondo e iniziare una lunga serie di visite per capire meglio cosa sia successo. Oltre sessanta medici accerteranno la sua malattia da contaminazione con metalli pesanti cromo esavalente. L’unico rimedio alle sofferenze è il cortisone. Ma lui non può prenderlo perchè rischia di perdere anche l’unico occhio che gli è rimasto, dopo che l’altro è andato perduto a causa di un incidente.

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«Ho pensato di farla finita» Non resta quindi che soffrire ed evitare contatti con tutte quelle sostanze che contengono i metalli. Ovvero di tutto: dai detersivi, ai coloranti, agli indumenti, alle scarpe e ad una lista di 1600 prodotti che gli è stata recapitata a casa dal centro medico specializzato. Quindi le rinunce. Rinuncia al lavoro, alla casa, agli affetti, a una benché minima, dignitosa, esistenza. Si lascia l’appartamento e si va in campagna, a vivere dagli anziani genitori e in stretto contatto con la natura. Lui, ma anche la moglie e la figlia che «piange quando mi vede soffrire», dice Alessandro. «Ho pensato di farla finita, so di rovinare la vita anche ai miei cari, ora spero soltanto che a nessuno capiti quello che sto vivendo io e che sia fatta giustizia».

Le cautele Dopo la videointervista con Alessandro, si va al bar. Ma prima di entrare sua moglie fa un passo avanti e noi rimaniamo fuori la porta. E’ lei a testare, in ogni occasione, se Alessandro può entrare. Lei ha ormai il fiuto di un cane da tartufo, riesce a capire se in quel locale sono stati utilizzati detersivi di recente e se quella è zona off limits per Alessandro. A proposito di tartufi «ne sono appassionato – dice Alessandro – è l’unica cosa che posso fare senza grandi rischi. Prendo il mio cane e vado per i boschi. L’altro giorno sono stato a Norcia per la fiera del nero. Sa come ho vissuto quell’appuntamento che aspettavo da tempo? Ho chiesto a mia moglie di farmi fare un giro in auto. Non potevo stare a contatto con tutte quelle persone e tutte quelle cose».

La domanda I pensieri di Alessandro, a volte sono parole che si rincorrono, a volte lunghi silenzi, che terminano con un sospiro: «Li, in quella discarica – dice – ci sono materiali sepolti da un secolo, prodotti che negli anni sono stati anche proibiti per legge, scorie che sono in giacenza da decenni. Come si fa a farsi venire in mente di fare passare una strada sotto una bomba chimica come quella?»

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