di Ivano Porfiri
Un flusso continuo di droga da Napoli a Perugia in mano a un’organizzazione piramidale formata da tunisini e non solo è stata scoperta dalla squadra mobile di Perugia. Eseguiti 20 arresti, oltre ai 13 in flagranza in un anno di indagini.
Zbun Una vera e propria organizzazione che aveva dato vita a quello che viene definito un «florido canale di approvvigionamento» di cocaina ed eroina proveniente dalla Campania e diretto allo spaccio a Perugia è stato individuato e stroncato dalla squadra mobile del capoluogo umbro. Al termine dell’indagine denominata «Zbun» (l’operazione porta lo stesso nome, che in arabo significa “cliente” di un docufilm e un libro della giornalista Vanna Ugolini sul fenomeno droga a Perugia), durata un anno, il sostituto procuratore presso la Dda Manuela Comodi ha chiesto e ottenuto dal gip Lidia Brutti 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere di cui 20 eseguite nelle giornate di venerdì e sabato, di cui 15 tunisini, 2 marocchini, un italiano, uno svizzero e una cittadina della Repubblica Ceca. Altre 13 persone erano finite in manette in flagranza nel corso di varie attivita’ nell’ambito della medesima indagine a partire dall’aprile 2011.
Gli arrestati In manette sono finiti i tunisini: Riad Chiedi di 31 anni, Hatem Chihi di 29; Lassaad Habbassi di 30, Hassen El Hasnaoui di 32; Anis Ben Mohamed Kadraoui di 28, Tarek Khadhri di 35, Walid Wertami di 33, Kassas Abdelmajid di 31, Montassar Abidi di 32, Lofti Ben Torkia di 39, Mahmoud Habaci di 48, Nizar Hannachi di 34, 16. Ammar Ben Ajjel di 34, Mohamed Marouen Aouini di 30, El Jelassi Ahlem Boutrif di 39. I marocchini: Nabil Maaloul di 34 anni e Laji Saber di 23, Lo svizzero Massimiliano Mangoni di 43, l’italiano Emanuele Angelo Vita di 50 e la ceca Dasa Ondrusekova di 39 anni. Un ventunesimo soggetto è stato individuato nel Cie di Trapani e sono incorso le operazioni di notifica delle ordinanze di custodia cautelare.
I ricercati Otto sono quindi ricercati. Tra di loro Ahmed Ben Moncef Bouheli, elemento di spicco, grazie al cui arresto e alla cui collaborazione è scattata l’indagine, fuggito dai domiciliari, arrestato come clandestino in Austria e ora in Tunisia. Lui, trovato in possesso di molti documenti falsi, era al centro di una rete di contatti a Perugia e fuori, sia di spacciatori che di fornitori di droga.
Le intercettazioni Migliaia di telefonate Gli investigatori hanno ascoltato migliaia di telefonate tra i membri del sodalizio (elementi di spicco come Bouheli, trafficanti ivoriani residenti a Napoli, corrieri). Dalle chiamate emerge l’organizzazione meticolosa del sodalizio e i canali abituali di approvvigionamento «(La droga) è meglio dell’altra volta, fratello», dice un tunisino di Perugia ad Alì, il fornitore ivoriano che vive a Napoli.
«Corso Garibaldi», ma quello sbagliato Dalle telefonate emergono anche curiosità: il 28 aprile 2011 Alì aspetta un corriere perugino a Napoli ma non lo vede, allora lo chiama sentendosi rispondere che l’altro è a Corso Garibaldi. Alì lo cerca ma non lo trova: lui intendeva a Napoli, mentre l’altro era a Perugia. L’equivoco nasce dalla lotta per le schede telefoniche che avviene dopo l’arresto di un membro dell’organizzazione, preziosissime perché conosciute dai contatti, siano assuntori o fornitori di droga. Per cui, con la complicità spesso dei titolari dei negozi di telefonia, le schede vengono riattivate da diverse persone che millantano di essere il titolare, invece arrestato. Lotta che ha portato anche ad accoltellamenti nei mesi scorsi a Perugia.
I vertici L’attività di intercettazione ed i riscontri hanno consentito alla mobile, diretta da Marco Chiacchiera, di individuare una vera e propria organizzazione dedita all’attività si spaccio a Perugia. Ai vertici erano i tunisini Riad Chiedi di 31 anni e Hatem Chihi di 29, e il marocchino Nabil Maaloul di 34, capaci – riferiscono gli inquirenti – di approvvigionamento continuo e di coordinamento dello spaccio su piazza, con consente gestione dei “pusher di piazza”.
Il mutuo soccorso Oltre alla riscontrata organizzazione piramidale, con suddivisione stabile dei ruoli, vigeva anche una sorta di “mutuo soccorso” che i sodali ricevevono dagli altri membri laddove si trovano nella mancanza di disponibilita’ di stupefacente, e in caso di arresto. Il gruppo di avvaleva anche della manovalanza di pusher clandestini arrivata da Lampedusa. Molti dei fermati, infatti, sono stati trovati in possesso del permesso temporaneo per motivi umanitari.
I luoghi di spaccio La droga veniva spacciata nel centro di Perugia e nella zona universitaria. In particolare: Porta Pesa – Piazza Grimana – Piazza Dell’Università – Corso Garibaldi – Porta San’Angelo – Galleria Kennedi – Dispensario ex Manicomio – via Alessi – Piazza IV Novembre – Scalette Dell’Acquedotto – Piazza Partigiani – Piazza Del Circo – Via Mario Angeloni.
Genesi dell’indagine L’indagine Zbun è nata dall’arresto di una donna di Amelia, Francesca Sanapo, effettuato dalla squadra mobile il 5 febbraio 2011, trovata in possesso di circa un chilo di eroina e cocaina. I suoi complici tunisini, Muntassar Jouini e Ahmed Bouhleli, sfuggiti all’arresto, vennero individuati due giorni dopo in un appartamento a Castel del Piano ed arrestati dopo una rocambolesca fuga.
La collaborazione Una volta in carcere, la collaborazione offerta da Bouhleli al pm Comodi e alla squadra mobile, consentì l’avvio di una attività investigativa sui fornitori e sui sodali dello stesso, condotta, in collaborazione, dalla prima sezione criminalità organizzata e dalla quinta sezione antidroga. E’ stato così scoperto il canale di rifornimento della droga che di solito avveniva da ivoriani presso la stazione di Napoli.
Gli arresti in flagranza Il proficuo ascolto delle intercettazioni ha permesso l’arresto in flagranza di 13 persone di varia nazionalità ed il recupero di circa 2 chili di eroina appena acquistati. Il 10 aprile 2011 sono stati arrestati Mangoni, Wertami, El Hasnaoui e Chiedi di ritorno da un viaggio di approvvigionamento a Napoli, in auto e all’altezza di Todi, trovati in possesso di 350 grammi di eroina nascosta nel filtro dell’aria della vettura dell’italiano. Il 29 aprile 2011 Habbassi e Kadraoui arrestati perché, di ritorno da Napoli, in treno e alla stazione di Foligno, sono stati trovati in possesso di 80 grammi di eroina (nascosti nell’ampolla rettale del Kadraoui; il ruolo di Habbassi era quello di “assaggiatore”). Il 1 maggio 2011 è stata arrestata la ceca Ondrusenkova di un viaggio di approvvigionamento, sempre da Napoli, a bordo della propria auto all’altezza di Piscille, trovata in possesso di 150 grammi di eroina (occultati nelle mutande). Il 13 maggio 2011 in manette finisce Khadhri perché, tornando da Napoli a bordo dell’autobus in arrivo a Piazza Partigiani, è stato trovato in possesso di 150 grammi di eroina (occultati nelle mutande). Il 28 maggio 2011 arrestati i camerunensi Raustin Nana Sampa di 34 anni e Sidonie Wanfack Dokeng di 38 con 260 grammi di eroina comprata a Napoli (occultati nel vano porta oggetti dell’auto) e di 60 grammi (a seguito della successiva perquisizione domiciliare ed occultati in una pochette per trucchi). Il 6 luglio 2011 in manette finiscono Mendili e Maaloul colti nella flagrante cessione di 8 grammi di eroina a due giovani tossicodipendenti in piazza del Bacio.
Boccali soddisfatto Il commento del sindaco Wladimiro Boccali: «Eroina e cocaina provenienti dalla Campania, ed una manovalanza sostanzialmente composta da tunisini arrivati direttamente a Perugia da Lampedusa. Lo scenario non è nuovo, anzi era stato delineato nel recente passato con l’ evidenza dei fatti. L’operazione della squadra mobile conferma però che a fronte dell’impresa dello spaccio, ci sono anche, e sono forti, l’impegno e la professionalità delle forze dell’ordine, sempre in grado di contrastarla. Una ventina di arresti, per la gran parte di immigrati tunisini, è un risultato molto positivo di una operazione condotta con grande competenza. Operazioni come queste stanno diventando abituali, ma il plauso dei perugini, che sono sicuro di rappresentare, non si attenua, come non viene meno la sollecitazione dell’Amministrazione comunale a proseguire in questa direzione. Sono felice di cogliere anche questa ultima vicenda per esprimere a magistrati e polizia la soddisfazione della comunità perugina. E’ un altro segnale forte, l’ennesimo, della forte volontà di combattere senza pausa questa piaga che affligge la nostra città, un segnale che dà alle persone oneste fiducia nella presenza dello Stato, mentre i criminali devono sapere che a Perugia non sono sicuri».


