Il top manager umbro Francesco Milleri è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano per i reati di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza per la scalata di Mediobanca da parte del Monte dei Paschi di Siena (Mps). La notizia è stata anticipata dal Corriere della Sera e poi rilanciata da tutti i principali quotidiani italiani. Nell’inchiesta con le stesse ipotesi di reato sono indagati anche l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, oltre ai soggetti giuridici Gruppo Caltagirone e la stessa Delfin in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale.
Milleri, originario di Città di Castello, è l’ad di EssilorLuxottica e presidente della holding Delfin, che sull’inchiesta è intervenuta con una nota: il Consiglio d’amministrazione «prendendo atto dell’iniziativa della Procura di Milano, dichiara all’unanimità la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative vigenti». Il board di Delfin «si dice infine certo che l’indagine in corso dimostrerà l’infondatezza e l’insussistenza della provvisoria contestazione, confermando l’estraneità del Cda e dei suoi membri alle accuse mosse».
L’ipotesi degli inquirenti è che gli indagati avrebbero concordato l’«Ops-Offerta pubblica di scambio» da 13,5 miliardi di euro con cui, tra il gennaio e l’ottobre scorso, Mps ha conquistato il controllo di Mediobanca, a sua volta prima azionista di Generali in cui possiedono già quote significative gli stessi gruppi che fanno capo a Caltagirone e Milleri. Il presunto accordo avrebbe avuto, secondo la Procura di Milano, lo scopo di violare l’obbligo di lanciare una più onerosa Opa (offerta pubblica di acquisto).
