Il campanello di una reception (Photo by cottonbro studio, Pexels)

Hanno rifiutato di indossare il braccialetto elettronico e, per effetto del divieto di dimora disposto dal giudice nel Comune di San Giustino, si sono trasferiti temporaneamente in un hotel a Città di Castello. Protagonisti della vicenda sono marito e moglie, indagati per stalking nei confronti di una vicina di casa di 82 anni e del figlio disabile.

Interrogatorio Questa mattina marito e moglie, assistiti dall’avvocato Eugenio Zaganelli, sono comparsi davanti al gip Margherita Amodeo per l’interrogatorio di garanzia. Davanti al giudice hanno fornito la loro versione difensiva, respingendo la ricostruzione accusatoria e spiegando le ragioni del rifiuto di sottoporsi al controllo elettronico.

Misura La Procura di Perugia aveva chiesto nei loro confronti il divieto di avvicinamento alle persone offese, il divieto di comunicazione, l’applicazione del braccialetto elettronico e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il giudice ha applicato la misura cautelare ma il rifiuto del dispositivo ha comportato una misura più afflittiva: il divieto di dimora a San Giustino.

Hotel Per rispettare il provvedimento i due si sono quindi allontanati dal Comune in cui vivono e hanno trovato una sistemazione provvisoria in una struttura ricettiva di Città di Castello. Un trasferimento forzato, in attesa delle decisioni successive dell’autorità giudiziaria.

Accuse Secondo quanto si legge nelle carte della Procura i due sarebbero accusati di atti persecutori in concorso nei confronti della vicina e del figlio disabile. Le condotte contestate riguardano «reiterate molestie e minacce» che avrebbero provocato alle persone offese uno stato di ansia e timore per la propria incolumità, costringendole anche a modificare le abitudini di vita.

Episodi Negli atti vengono richiamati vari episodi: frasi minacciose, insulti, gesti di scherno, fotografie scattate alla vicina mentre passava sotto l’abitazione degli indagati e acqua saponata lasciata nelle parti comuni per rendere difficoltoso il transito. La Procura contesta anche l’aggravante di avere commesso il fatto ai danni di persone con disabilità fisica.

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