di Gordon Brasco
Shadow Dancer (la rivisitazione italiana del titolo meriterebbe una sentenza di condanna pari a quella del processo Ruby) è un bel film. James Marsh quando non può impegnarsi in un documentario (Man on Wire – Un uomo tra le Torri del 2008) è sempre alla ricerca di storie che abbiano una linea temporale complessa, dove il passato va indagato e analizzato come cercatori d’oro in mezzo a un letto di un fiume, solo che invece di pepite Marsh è alla ricerca di sensazioni particolari, di verità scomode o soltanto intuizioni che rendano più comprensibile il presente che viviamo. Questo film è così, un viaggio in un passato che sembra lontanissimo e invece è storia di qualche anno fa quando ancora l’idea di pace in Irlanda del nord era un sogno proibito. Se l’impianto generale del film ci è piaciuto non possiamo non notare un dialogo ridotto all’osso dai toni cupi e angoscianti: solo lo stretto necessario viene detto, come se le parole fossero pietre e le pietre sigilli invalicabili. La scelta del regista in questo senso è sicuramente quella di sottolineare la gravità degli eventi e soprattutto portare lo spettatore a vivere il clima di paura e sospetto che a poco a poco la storia rivela, però se all’inizio tutti questi «vuoti» di parola sono capibili dopo un’ora e quaranta sono decisamente fastidiosi.
Cupo e sfuggente A salvare parzialmente la situazione ci pensa Clive Owen (Killer Elite, regia di Gary McKendry del 2011, Intruders, regia di Juan Carlos Fresnadillo del 2011) un attore che grazie al cielo è dotato di un’espressività fenomenale, che lo rende capace di recitare anche solo con lo sguardo un po’ come faceva (ma non certo a quel livello) Paul Newman. Molto particolare la fotografia che fa di tutto per adeguarsi al titolo (Gioco d’ombre): e allora fatta eccezione per una giacca rossa che indossa Collette, tutto viene fotografato in toni di grigio, i personaggi si intravedono attraverso vetri riflettenti, finestre con tende e porte semi-aperte…insomma un monotono che rende ancora più impalpabile la narrazione degli eventi. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: ci sono delle cose che non vanno, per esempio i dialoghi eccessivamente striminziti, l’immobilismo di alcune scene e dei passaggi negli eventi che sembrano dare per scontato alcune cose che in realtà non lo sono affatto, però in linea generale ci troviamo di fronte a una buona storia, con dei toni cupi e misteriosi creati ad arte dal cast e rafforzati da una fotografia inusualmente cupa e sfuggente. Se state cercando un titolo per una serata all’insegna del thriller questo è il titolo giusto per voi.
Un film di James Marsh. Con Andrea Riseborough, Clive Owen, Aidan Gillen, Domhnall Gleeson, Brid Brennan. Titolo originale Shadow Dancer. Thriller, durata 100 min. Gran Bretagna 2012. Moviemax.
Trama: Collette McVeigh è una madre single. Repubblicana, vive a Belfast con la madre e i suoi fratelli, militanti dell’IRA. Quando viene arrestata per aver preso parte a un attentato (fallito) a Londra, un agente dell’MI5 (Mac) le offre una scelta: perdere tutto e andare in prigione per 25 anni, o tornare a Belfast e spiare la sua stessa famiglia. La vita di suo figlio è nelle mani di Mac, perciò Collette non ha altra scelta se non tornare a casa. Quando un attentato ideato da suo fratello va a monte, tutti iniziano a sospettare che ci sia una talpa e sia Collette che la sua famiglia si troveranno in serio pericolo.
Perugia
Gherlinda: 17.25 19.50 22.10
Uci Cinemas Perugia: 17.30 20.00 22.30
Foligno
Multisala Clarici: 18.10 20.20 22.30
