florence film recensione
La locandina

di Gordon Brasco

Anton Cechov scrisse: «Il talento è l’audacia, lo spirito libero, le idee ampie». Forse se il grande scrittore russo avesse conosciuto la signora Florence Foster Jenkins avrebbe anche aggiunto che più forte del talento c’è solo la convinzione di averne. Stephen Frears ci presenta un biopic in linea con tutti i suoi lavori, sempre a metà strada tra l’inusuale e il drammatico, dove l’anima dei personaggi viene fuori un po’ alla volta, prima con le esternazioni più superficiali e poi nelle sue peculiarità più profonde. È un po’ come conoscere una persona durante una festa, magari si inizia a parlare del tempo e del lavoro per finire sei ore dopo a raccontarsi la propria infanzia e il primo amore. Nei suoi film Frears è così: ci presenta dei personaggi a volte ridicoli e mediocri per poi aggiungere dettagli mano a mano che la storia procede, facendoli diventare delle figure complesse e interessantissime. La scelta di Meryl Streep e Hugh Grant va proprio nella direzione di presentare protagonisti solo apparentemente semplici da incasellare: la donna facoltosa con manie di grandezza, il marito disattento e ridicolo, una società tutta votata all’apparenza più che alla sostanza. Poi però entriamo nelle vite di queste persone e ne scopriamo le fragilità, le paure, gli artifici mentali messi in campo per sopravvivere a una vita difficile e cattiva, che con le sue tragedie quotidiane sembra quasi accanirsi con rabbia sulle persone e allora l’assurda convinzione di Florence di saper cantare, anzi, di avere talento per il canto, diventa qualcosa di più complesso del vezzo di una personne agée, piuttosto si palesa come l’estremo tentativo di rimanere aggrappata all’unica cosa che rende la vita ancora meritevole di essere vissuta, un sogno che tempra ma che se infranto può portare alla disperazione più profonda fino alla morte.

Incompiuto Se la recitazione dei due protagonisti è di altissimo livello qualche sbavatura da parte del resto del cast si nota in più di un’occasione e fa sì che il film a volte debordi in una recita un po’ surreale con effetti negativi sulla trama e il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me sì ma con qualche riserva: la storia della signora Florence Foster Jenkins mi era sconosciuta perciò l’interesse e lo stupore per le sue vicende rendono il film già interessante di suo, metteteci poi l’apporto di due bravissimi attori nelle parti principali e la resistenza a comprare il biglietto è praticamente superata. Quello che però c’è da rimproverare al regista è un cast di contorno non all’altezza di Meryl Streep e Hugh Grant, uno svolgimento drammatico che poteva essere meglio rappresentato magari dando ancora più spazio alla psicologia intima di Florence, ben tratteggiata ma su alcuni passaggi fondamentali lacunosa. È un film che avrebbe potuto concorrere per gli Oscar ma che appesantito da alcune mancanze rimane a volte un buon incompiuto, qualcosa che poteva essere davvero stupefacente ma che invece pur piacendovi vi lascerà un po’ d’amaro in bocca.

Un film di Stephen Frears. Con Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 110 min. Gran Bretagna 2016. Lucky Red.

Perugia
Gherlinda: 16.35 / 19.10 /
Zenith: 18.00 / 20.15 / 22.30

Foligno
Multisala Clarici: 15.00 / 17.30 / 20.00 / 22.30

Terni
The Space: 17.00 / 21.50