Mel Gibson torna al cinema con «Viaggio in paradiso»

di Gordon Brasco

Adrenalitico ritorno sulle scene di Mel Gibson che abbandonata (per ora) la vena spirituale (La passione di Cristo del 2004) e quella pseudostorica (Apocalypto del 2006) si rilancia come attore in un genere che gli ha sempre portato fortuna: quello dell’action movie. Il film è una girandola di ottime trovate, eccessi, pallottole e satira come non si vedeva dai tempi di Payback – La rivincita di Porter (regia di Brian Helgeland del 1998). Gibson è in formissima e si vede che si diverte un mondo a strapazzare lo spettatore infilandosi in una storia che con continui stravolgimenti diventa a volte davvero surreale, complice l’ambientazione sudamericana che tra luoghi comuni e atrocità choccanti mantiene la pellicola sulla lama del rasoio tra cinismo e follia.

Una violenza studiata Non aspettatevi una storia particolarmente originale, qui a fare la differenza sono le performance dei singoli attori in vena di scimmiottare le facce tipiche degli western alla Clint Eastwood ma con un tasso di violenza che avrebbe fatto inorridire il grande Sergio Leone. Ma è una violenza studiata proprio per apparire sadicamente irreale, buona per scuotere lo spettatore più che a farlo ragionare…una specie di mix alla Tarantino in chiave minore insomma. Quello che non convince però è l’uso troppo spregiudicato dei colpi di scena, troppi e a volte troppo ravvicinati l’uno all’altro che se da un lato rendono impossibile allo spettatore rimanere tranquillo per più di cinque minuti dall’altro rischiano a volte di confondere le idee e rendere la visione del film troppo compressa.

Gibson vecchia maniera Se lo svolgimento del film è ancorato a un binario anticonvenzionale di tutt’altra pasta è l’epilogo: capiamo che invocare un finale che non si risolva in un happy end sia fantascienza ma anche chiudere con la morale che «non tutti i criminali sono uguali» ci sembra un po’ troppo facile soprattutto perché il film si prestava a una chiusura di «rottura». A mitigare le velleità del regista dev’essere stato lo stesso Mel impegnato negli ultimi due anni a rifarsi una reputazione positiva dopo gli scandali legati al suo divorzio con Robyn Moore. Quindi vale la pena spendere dei soldi per questo Viaggio in Paradiso? Secondo noi SI: è un vortice di pallottole e ironia, dove il protagonista rimane pervaso dalla sindrome dell’eroe per caso, con rovesciamenti nella trama a volte grotteschi ma genuini e un finale felice che accontenta tutti…insomma un Mel Gibson vecchia maniera.

Un film di Adrian Grunberg. Con Mel Gibson, Daniel Giménez Cacho, Jesús Ochoa, Roberto Sosa, Dolores Heredia. Titolo originale Get the Gringo. Azione, durata 95 min. USA 2012. Eagle Pictures.

Trama: Dopo un colpo da milioni di dollari, Driver capovolge la sua auto varcando il muro di confine, precipita e atterra… in Messico. Fermato dalle autorità messicane, viene portato in una prigione infernale, dove riuscirà a sopravvivere grazie all’aiuto di qualcuno che sa il fatto suo: un ragazzino di 10 anni.

Perugia
Gherlinda: 17.50 20.00 21.10 22.10
Uci Cinemas Perugia: 17.20 20.05 22.20

Foligno
Multisala Clarici: 18.10 20.20 22.30

Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 10.00 16.30 18.30 20.35 22.35
The Space: 18.30 20.35 22.40

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One reply on “«Viaggio in paradiso», un Gibson vecchia maniera e eroe per caso tra ironia e tanta (studiata) violenza”

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