di Gordon Brasco

Non siamo qui a decidere se il regista newyorkese abbia o meno talento, questo è fuori discussione, ma salutiamo con gioia la fine di questa serie di film sul «vecchio continente». Se Match Point (2005) ci era piaciuto,  Vicky Cristina Barcelona (2008) ci aveva lasciati indifferenti, Midnight in Paris (2011) ci aveva intrigato, questo To Rome with Love ci ha davvero annoiato. Tralasciamo le solite tracce di Allen (fisime psicologiche, famiglia, amore ecc.) e concentriamoci sul film nudo e crudo: le storie che s’intrecciano sono troppo confuse, surreali, teatrali per certi versi. Non c’è un turista che si perde poeticamente tra le vie della città, qui c’è una città che fa perdere i turisti, come se Roma fosse il catalizzatore di un caos maligno o salvifico (a seconda di un umore del tutto casuale) che può stravolgerti la vita in un attimo.

Un’idea astratta di Roma La Roma di Allen è un’idea assolutamente astratta della città che conosciamo: è una tela su cui disegnare personaggi mutuati dal cinema neorealista del passato, magari ancora vivi nel ricordo di Allen dai film dell’epoca d’oro del cinema italiano ma oggi alieni alla realtà. In tal senso si capisce la scelta dei costumi degli attori, con quel tocco retrò a indicarci un’epoca ben precisa. Ma è questo il problema del film secondo noi: Londra, Barcellona e Parigi venivano vissute attraverso il quotidiano, modellate e ripulite per l’occasione, ma offrivano una visione abbastanza reale delle città, in questo To Rome with love tutto questo manca. Non possiamo scegliere se sia meglio la Parigi di oggi rispetto a quella del passato come in Midnight in Paris, Allen fa già questa scelta per noi eleggendo una Roma che non esiste (o che è esistita solo nella sua mente) a città ideale per il film, compiendo una scelta legittima ma che ci impedisce di immedesimarci con la Città Eterna che conosciamo.

Troppo artefatta Per ciò che concerne il cast alziamo le mani in segno di resa: è una lunga carrellata di nomi altisonanti opzionati più per impreziosire la locandina che per le performance richieste, non ha senso mettere un Benigni in quel ruolo e con quella particina…è come scritturare King Kong per la pubblicità del Crodino. Insomma siamo onesti nel dire che quest’ultima fatica di Woody Allen non ci ha convinto affatto: troppo artefatta, irreale e a volte persino noiosa, come se questo film sia stato fatto più per rimediare a un torto (aver fatto prima film su altre capitali europee) che per reale necessità artistica, affidandosi a un’idea della città che è assolutamente fuori dalla realtà. Perciò se vi state chiedendo se valga o meno la pena spendere dei soldi per questo To Rome with Love la risposta è NO, non ne vale la pena, è un film che non vi darà ne toglierà nulla e che potete benissimo aspettare in tv comodamente seduti nel salotto di casa.

Un film di Woody Allen. Con Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Judy Davis. Drammatico, USA, Italia, Spagna 2012. Medusa.

Trama: Dopo Londra, Barcellona e Parigi, Woody Allen continua il suo omaggio all’Europa e, per la prima volta, gira un film interamente ambientato a Roma, dirigendo un cast d’eccezione. La storia ci mette in contatto con un architetto americano molto noto che rivive la sua gioventù, un borghese romano qualunque che all’improvviso si trova ad essere la massima celebrità di Roma, una giovane coppia provinciale e un regista americano di Opera lirica che tenta di far salire sul palcoscenico un impresario di pompe funebri cantante.

Perugia

Gherlinda: 17:10 19:35 22:00

Uci Cinemas Perugia: 17:15 18:35 19:50 21:20 22:20

Cinematografo Sant’Angelo: Feriali 18.30 21.15 Sab. & Dom. Spett. 16.30 18.30 21.15

Terni

Cityplex Politeama Lucioli: 10:00 16:30 18:30 20:30 22:35

The Space: 17:55 20:15 22:35

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One reply on “«To Rome with love», Woody Allen riempie dei soliti temi una Città Eterna artefatta e astratta”

  1. Non mi trovo molto d’accordo con questa recensione, come invece spesso mi capita, credo che il problema della Roma più o meno da cartolina sia irrilevante, a meno che non guardiamo questo film con l’occhio da italiano. Invece nella visione dell’autore ci può stare, anzi direi che rappresenta un pò la cifra stilistica del film. Non dobbiamo cercare una critica alla società italiana dove non deve essere. Secondo me quello che manca al film è proprio una sceneggiatura efficace, le storie e i personaggi sono troppo abbozzati e sfilacciati, quasi che non sapesse bene dove andare a parare; sembra un pò tutto scollegato e manca un messaggio vero e proprio. Comunque secondo me vale la pena di vederlo, se si è fan del regista newyorchese.

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