di D.B.
«Ingessate, statiche e pigre, incapaci di rinnovarsi e crescere in sostenibilità». È negativo il giudizio che dà Legambiente dei due capoluoghi di provincia umbri sulla base dei dati che emergono dalla 22esima edizione di «Ecosistema urbano», la ricerca di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani realizzata in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Perugia e Terni secondo i numeri retrocedono nella classifica nazionale, piazzandosi rispettivamente al 25esimo e al 48esimo posto: il risultato peggiore degli ultimi anni per due città «ingessate» e con «performance ambientali statiche. Pochi e timidi passi avanti – spiega il dossier – sul fronte della raccolta differenziata, male invece il trasporto pubblico». «Troppo lievi» vengono giudicate le performance positive sul fronte della raccolta differenziata, mentre non c’è nessun miglioramento degli sforamenti nelle concentrazioni di NO2, di PM10 e di ozono.
Perugia In più «manca completamente il coraggio e la voglia di intervenire sulle politiche per la mobilità riducendo il traffico veicolare e puntando sulla mobilità nuova». Insomma, il giudizio è negativo. Passando ad analizzare i dati in dettaglio, Perugia per quanto riguarda la media di NO2 passa dal 13esimo posto del 2013 (32,3 microgrammi per metro cubo) al 22esimo (22 microgrammi), mentre per quanto riguarda il PM10, dalla quinta alla 30esima (da un valore di 23,5 microgrammi per metro cubo a 22). Stabili i consumi idrici (circa 144 litri pro capite al giorno) con una dispersione della rete aumentata nell’ultimo triennio (dal 34al 40 per cento). Dati migliori invece ci sono per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, con una diminuzione della produzione e un aumento della differenziata fino a quota 60,3 per cento), mentre Terni è passata dal 40,3 al 43 per cento. In un triennio poi Legambiente registra il quasi dimezzamento dei viaggi fatti in un mezzo pubblico: dai 135 del 2013 ai 79 del 2015, con un’offerta rimasta sostanzialmente invariata così come il dato relativo alle auto circolanti (70 ogni 100 abitanti, che piazza Perugia al 90esimo posto).
Terni Quanto a Terni, la media di NO2 è scesa dai 26,3 microgrammi per metro cubo del 2013 ai 22,5 del 2015, mentre il PM10 da 31,7 a 28,3, che vale il passaggio dal 16esimo al 61esimo posto in classifica. Scendono poi, anche se di poco, i consumi idrici (da 140 a 133 litri al giorno) e la dispersione della rete idrica (dal 44 al 40 per cento). Quanto ai rifiuti, detto della percentuale di raccolta differenziata, ancora bassa, la produzione dei rifiuti passa 612 chili per abitante a 562. Stabili invece i numeri di viaggi fatti grazie a un mezzo pubblico (da 42 a 41) e l’offerta, mentre in città ci sono sempre 64 auto ogni 100 abitanti, il che vale per Terni il 66esimo posto in classifica. Più alta, ma non troppo se si pensa all’orografia ben più favorevole rispetto a Perugia, la quantità di piste ciclabili, stabile nel corso del triennio: 4 metri equivalenti ogni 100 abitanti contro i 3,17 di Perugia.
Nord in testa A guidare la classifica nazionale invece Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano. Nel complesso i protagonisti delle performance migliori sono i piccoli capoluoghi tutti al di sotto degli 80mila abitanti (Verbania, Belluno, Macerata, Oristano, Sondrio, Mantova, Pordenone) oppure le solite Trento e Bolzano, centri di medie dimensioni (con abitanti compresi tra 80mila e 200mila), e soltanto una grande città: Venezia. In testa c’è prevalentemente il nord del Paese assieme con due città del centro Italia, entrambi piccoli centri, la marchigiana Macerata e la sarda Oristano. Le peggiori invece (le ultime cinque) sono tutte città del meridione, tre grandi e due piccole: la calabrese Vibo Valentia (101) e le siciliane Catania (100), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104).
Inerzia «Questi risultati – commenta Legambiente Umbria – confermano l’inerzia delle amministrazioni di Perugia e Terni. Ormai sappiamo quali sono le malattie croniche di queste due città, ma le Amministrazioni preferiscono organizzare convegni e dibattiti, invece di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per individuare possibili soluzioni e investire energie e risorse su politiche di innovazione urbana e di miglioramento della vita dei cittadini. La raccolta differenziata non decolla e soprattutto non è di qualità, ma questo è purtroppo ovvio se si continua ad avere un modello centrato sulle discariche e si predilige un sistema di raccolta di prossimità. Il bubbone nero però rimane la mobilità e quello che ne consegue anche per quanto riguarda la qualità dell’aria. Qui nulla si muove: il tasso medio di motorizzazione dei due capoluoghi umbri rimane invariato, così come le piste ciclabili e le isole pedonali. Alle ZTL si prediligono i parcheggi nel centro storico. Invece di zone trenta e mobilità nuova, si sceglie la libera circolazione delle auto. Il prossimo anno, di questo passo – conclude Legambiente Umbria – Perugia e Terni si ritroveranno in coda alla classifica».
Twitter @DanieleBovi
