C’è fermento e convinta adesione tra gli i imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi della provincia di Perugia, che si stanno organizzando per partecipare in gran numero alla manifestazione pubblica promossa per lunedì 28 gennaio dalla Confcommercio provinciale a Perugia – Centro Congressi della Camera di commercio, alle ore 10 – in occasione della Giornata di mobilitazione nazionale lanciata da Rete Imprese Italia per richiamare l’attenzione della politica e delle istituzioni sullo stato di profondo disagio delle micro e piccole imprese.
Le città Nelle varie città della provincia si stanno organizzando autobus e sulle vetrine cominciano a comparire le locandine che testimoniano l’adesione alla protesta, e che recano il significativo slogan ‘Se le imprese chiudono, chiudono l’Umbria’.
La denuncia «Per le nostre categorie – sottolinea il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni – si tratta di una iniziativa storica. Il 28 in tutte le maggiori città d’Italia, decine di migliaia di imprenditori come noi, daranno vita ad iniziative di protesta. Noi non siamo abituati a scendere in piazza e portare bandiere. Se lo facciamo è perché non possiamo più aspettare. Siamo stanchi, esasperati. Siamo arrabbiati. La crisi ci ha messo in ginocchio. Il peggio è che alla crisi si è risposto con politiche recessive, che hanno ridotto allo stremo le famiglie e le imprese. Su questo chiamiamo alla resa dei conti la politica e le istituzioni. Perché non siamo più disposti a subire».
La crisi Non c’è categoria – scrive Confcommercio in una nota – del terziario che non sia oggi messa in ginocchio dall’emergenza economica: e in Umbria la crisi è più grave che altrove. Caso esemplare quello del settore abbigliamento-calzature, dove siamo all’emergenza: dal 2007 al 2011 si è registrato un calo del 20,9%, quasi il doppio della media nazionale, pari all’11,3%. Tradotta in denaro, significa –435 euro di spesa delle famiglie, contro una media nazionale di –221 euro. Solo Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Sicilia stanno peggio dell’Umbria.
L’appuntamento Lunedì saranno direttamente gli imprenditori a dare voce al loro stato d’animo al loro profondo disagio per questa situazione, a storie che spesso rasentano il dramma. «Abbiamo imprenditori – rivela Mencaroni – che accendono la luce solo quando entra un cliente e che stanno con il cappotto perché sono costretti a risparmiare su tutto, persino sul riscaldamento, per pagare i fornitori. Ma non mollano, perché credono il quello che fanno, perché hanno un sogno e vogliono combattere per difenderlo. Svolgono un servizio importante, non solo economico, ma sociale: su questo richiameremo con forza l’attenzione di chi ci andrà a governare. La nostra battaglia è perché alle famiglie, ai lavoratori venga restituito potere d’acquisto, la nostra battaglia dunque vede dunque le imprese unite ai cittadini, ai lavoratori».
Sul tavolo L’ ‘agenda’ degli impegni che chiedono le pmi sarà presentata nel corso dell’assemblea pubblica ai candidati alle prossime elezioni e poi consegnata nelle mani del Prefetto di Perugia e della Presidente della Regione.
