Il piano carceri approvato dal governo italiano per il triennio 2025-2027 rappresenta una tappa attesa, insufficiente o necessaria a seconda dei punti di vista, per affrontare il grave problema del sovraffollamento nel sistema penitenziario nazionale, con un impatto anche sulla situazione della regione Umbria. Il programma prevede un investimento complessivo di circa 758 milioni di euro, finalizzato a creare quasi 10mila nuovi posti letto entro il 2027, cui potranno aggiungersi ulteriori 5.000 posti nel quinquennio successivo attraverso la ristrutturazione e la valorizzazione di istituti esistenti. Le opere saranno distribuite in 60 interventi su tutto il territorio nazionale e mirano a colmare un deficit strutturale stimato attorno a 15.000 posti.
Nei 60 interventi previsti dal piano nazionale per l’edilizia penitenziaria 2025-2027 non risultano al momento specifici cantieri o ampliamenti programmati direttamente negli istituti penitenziari umbri, almeno da quanto emerge dalle fonti ufficiali e dalle comunicazioni recenti. Tuttavia, è in corso la progettazione di un nuovo padiglione detentivo a Perugia, come parte degli interventi regionali di miglioramento, e a Spoleto sono in programma lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica, indicati nell’ambito delle azioni per il potenziamento e la riqualificazione delle strutture esistenti. Emerge dalla relazione della Corte dei Conti (“Infrastrutture e Digitalizzazione: Piano Carceri”), come viene indicato che nel carcere di Spoleto vengono realizzati lavori di efficientamento energetico.
L’Umbria registra un tasso di occupazione dei quattro istituti penitenziari del 122,4%, con 1.639 detenuti a fronte di una capienza ufficiale di 1.339 posti, posizionandosi tra le prime dieci regioni italiane più colpite da questo problema. I dati più allarmanti riguardano la casa circondariale di Terni, con una presenza superiore del 34% rispetto alla capacità regolamentare, seguita da Perugia e Orvieto, mentre Spoleto resta l’unico istituto entro i limiti di capienza. Questa situazione si accompagna a un numero rilevante di detenuti stranieri (quasi un terzo) e a crescenti difficoltà per la gestione sanitaria e di sicurezza28.
Tra gli elementi che complicano il quadro umbro, vi è la mancanza di una Rems (residenza sanitaria assistita per detenuti con problemi psichiatrici) sul territorio regionale, aspetto evidenziato negli scorsi mesi dalla presidente della Regione, Stefania Proietti. La Regione sta lavorando per colmare questa lacuna e avrebbe già indicato la disponibilità di un comune ad ospitare la struttura, mentre nel frattempo si è chiesto sostegno alla Toscana per limitare i trasferimenti dei detenuti psichiatrici in Umbria, dato che ciò contribuisce ad aggravare il sovraffollamento. L’attivazione del nuovo provveditorato dell’amministrazione penitenziaria con sede a Perugia, prossimo a essere ufficializzato con decreto ministeriale, è stata indicata come un passaggio essenziale per una gestione più efficace del sistema penitenziario locale. Va sottolineato inoltre che la questione del sovraffollamento e della carenza di personale rimane critica: secondo stime, circa 300 detenuti umbri potrebbero usufruire di misure alternative alla detenzione tradizionale, alleggerendo la pressione sulle strutture esistenti. Anche la carenza di strutture dedicate,
Il garante regionale dei detenuti, Giuseppe Caforio, dipinge invece uno scenario di crescente disagio, indicando le carceri umbre come prossime all’implosione a causa del continuo aumento dei detenuti e all’insufficienza di personale penitenziario e sanitario. Problemi gravi quali atti di autolesionismo, scarse condizioni igieniche e disfunzioni assistenziali rischiano di compromettere la convivenza all’interno degli istituti. Queste criticità sono accompagnate da una grave carenza di agenti di polizia penitenziaria, che in Umbria sono molto meno numerosi rispetto ad altre regioni, determinando turni stressanti e straordinari non sempre retribuiti.
Il piano carceri del governo si propone dunque anche di migliorare le condizioni di detenzione, aumentando il personale con 1.000 nuove assunzioni previste nella polizia penitenziaria e introducendo misure volte all’umanizzazione come l’ampliamento del numero di colloqui e telefonate per i detenuti. Tra le innovazioni più attese c’è la possibilità per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti di essere affidati a comunità terapeutiche dedicate, favorendo un percorso di recupero più che di punizione. In Umbria, dove si stima che oltre 450 detenuti soffrano di dipendenze, questa misura potrebbe avere un impatto significativo sia sul sovraffollamento sia sulla qualità della vita carceraria.
Parallelamente, tra le misure previste dal piano vi sono la semplificazione delle procedure per la liberazione anticipata, stimata potenzialmente per circa 10.000 persone, e l’aumento dell’offerta di posti con un’attenzione crescente agli spazi per attività riabilitative e lavorative. Tuttavia, il completamento degli interventi edilizi in Umbria e in Italia è ancora sfidante, anche per la complessità burocratica e la necessità di risorse adeguate.
Il contesto italiano si inserisce in un quadro europeo che vede un aumento del sovraffollamento carcerario in diversi Paesi, con l’Italia tra quelli con percentuali più elevate, dietro solo a Cipro e Francia.
